Naiadi, i lavoratori sono di nuovo in allarme

L’uscita di scena dei nuovi gestori crea sconforto tra i dipendenti: «È ancora in pericolo l’occupazione»
PESCARA. C'è grande apprensione tra i lavoratori delle Naiadi, e non potrebbe essere altrimenti, dopo le notizie che vedono il neo gestore già in uscita dopo appena 10 giorni dall'affidamento dell'incarico. Così facendo il rischio è quello di tornare allo stallo di fine giugno.
Lo sanno sia i dipendenti sia i sindacati, che adesso fanno sentire la loro voce: «Siamo preoccupati per il nostro futuro», dice Pietro Perna, uno dei lavoratori storici della struttura, «il 26 giugno è scaduta anche la nostra cassa integrazione. Pensavamo di aver trovato una soluzione, almeno provvisoria, invece da quello che si apprende dalla stampa siamo di nuovo al punto di partenza». Poi fa il punto di questi anni travagliati: «Abbiamo un credito con l'Ati recentemente uscita, con la quale però il dialogo prosegue grazie ai rapporti sempre cordiali. Ben più importante è la situazione che riguarda la gestione targata Progetto sport, con cui noi dipendenti abbiamo oltre 100mila euro di crediti tra stipendi e Tfr. Sappiamo che il curatore fallimentare ha a disposizione una somma di circa 500mila euro con la quale contiamo di essere liquidati. Senza dimenticare i collaboratori sportivi, che ormai hanno ormai terminato i bonus».
Quindi prosegue: «La nostra unica richiesta, che portiamo avanti da mesi, per non dire da anni, è quella di poter avere una stabilità e una prospettiva di lavoro. Se, come abbiamo letto, anche questa gestione è già arrivata sulla via del tramonto, dovremo aspettare le decisioni della politica. Vediamo se sarà il Comune di Pescara a prendere in mano la struttura o si sceglierà altro».
Sul punto interviene anche il sindacalista Guido Cupido della Slc Cgil: «Da quello che ho capito bisogna ricominciare per l'ennesima volta. Se la Regione vorrà optare per un nuovo bando, come prima cosa dovrà inserire la clausola sociale a salvaguardia delle maestranze. Ma, come ho avuto modo di dire ai diretti interessati, credo che sia arrivato il momento di fare chiarezza. Continuare con queste mini gestioni di un anno è controproducente: il rischio è che nessun imprenditore si avvicini all'impianto con un affidamento così breve. È necessario invece fare luce sul project financing, capire se è quella la strada da seguire, o se bisogna andare su un bando pubblico. Ormai però è chiaro che serve un affidamento a lungo raggio, per 10, 15 o 20 anni, così da attirare imprenditori e dare stabilità all'impianto».
Dalla politica fin qui bocche cucite. Tutto quello che si apprende è che il dietrofront della cordata romana ha rappresentato una doccia gelata anche per le istituzioni.
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