Naiadi, l’apertura slitta ad agosto

20 Luglio 2019

Ma il gestore Di Matteo punta i piedi e avverte la Regione: piscine chiuse senza le certificazioni degli impianti

PESCARA. Slitta ancora la riapertura della piscina olimpionica delle Naiadi, inizialmente programmata per lo scorso 15 luglio e stoppata dai problemi tecnici causati dal maltempo. Dopo la pioggia che aveva allagato la struttura, causando la perdita della centralina elettrica di media tensione, andata bruciata e già sostituita, i diretti interessati si auguravano che la prossima sarebbe stata la settimana del via libera.
Adesso però, il nuovo rinvio viene comunicato dal direttore di Naiadi 2020 Nazzareno Di Matteo: «Stiamo lavorando, innanzitutto per garantire la riapertura della piscina olimpionica i primi giorni di agosto, ma solo dopo aver avuto tutte le garanzie e le certificazioni che si rendono necessarie a seguito dei danni provocati dal maltempo. Non possiamo rischiare di arrecare nuovi disservizi ai cittadini». Ed è proprio sul punto delle certificazioni che appare opportuno soffermarsi, al di là di quelli che sono stati i danni provocati dal nubifragio del 10 luglio.
Di Matteo, come tutta la cordata che ha preso la gestione dell'impianto, chiede impegno e certezze. Tradotto significa che per riaprire vuole le certificazioni dei vari impianti, quelle antincendio e l'altra sulla responsabilità civile. Anche per questo, Di Matteo fa sapere di aver inviato una nota al presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri e agli assessori Mauro Febbo e Guido Liris, per chiedere un incontro urgente dove analizzare quale sia l'impegno di spesa che la Regione prevede di sostenere per il futuro, anche alla luce dei nuovi lavori di manutenzione e in vista del ripristino dell'intero impianto fissato per settembre. «È necessario dare garanzie concrete all’utenza. Vogliamo evitare ulteriori inconvenienti che in passato hanno minato la credibilità delle Naiadi».
Evidentemente, l’impegno di spesa è importante anche alla luce dei lavori necessari per ottenere le certificazioni richieste, che allo stato attuale difficilmente si otterrebbero per gran parte degli impianti. Un esempio: la centralina bruciata la settimana scorsa ha avuto un costo di 11mila euro, con gli operai che proprio ieri ne hanno completato la sostituzione. Ascoltando chi nella struttura ci lavora, per raggiungere l'obiettivo certificazioni richiesto da Di Matteo servono tra i 100mila e i 150mila euro, cifra anche diluita nei mesi, man mano che i blocchi del centro sportivo riapriranno, come da programma.
Intanto, la società ha provveduto a rimborsare i costi di chi nei giorni scorsi aveva già sottoscritto un abbonamento, convinto che il 15 luglio sarebbe tornato a tuffarsi nella vasca scoperta.
«Il nostro intento», conclude Di Matteo, «è quello di porre solide basi affinché questa gestione diventi la porta d’ingresso per la realizzazione del project financing, che potrà condurre la struttura verso la ribalta e la stabilità che merita».
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