Nascono gli orti sociali curati da pensionati e disoccupati

29 Dicembre 2016

MONTESILVANO. Orti sociali per la coltivazione di verdure e fiori a Montesilvano. Il progetto – che si realizzerà tra febbraio e marzo 2017 su un terreno di proprietà comunale in via Don, sulla...

MONTESILVANO. Orti sociali per la coltivazione di verdure e fiori a Montesilvano. Il progetto – che si realizzerà tra febbraio e marzo 2017 su un terreno di proprietà comunale in via Don, sulla Vestina, pari a 3.600 metri quadrati – è riservato non solo agli anziani ma anche a casalinghe e giovani disoccupati.

Il prodotto della terra potrà essere rivenduto ai mercatini rionali con la possibilità di piccoli guadagni per i coltivatori occasionali che per tre anni diventeranno “titolari” dei piccoli appezzamenti. A ogni ortolano o fioraio sarà assegnata una porzione di terreno di 60 metri quadrati ciascuno: in tutto ci saranno 32 piccoli orti. L’idea è del consigliere Carlandrea Falcone, presidente della commissione Agricoltura e commercio, che, nelle pieghe di bilancio, è riuscito a reperire fondi per circa 20 mila euro per la messa in opera di sistemi di irrigazione, pozzi e recinzioni dei campi. Nelle prossime settimane il Comune emanerà un bando di partecipazione.

Tra i requisiti richiesti per l’assegnazione, la residenza a Montesilvano da almeno un anno; essere disoccupati, inoccupati, lavoratori in cassa integrazione, in mobilità, pensionati; non essere già agricoltore; non aver avuto condanne penali per reati contro l’ambiente; essere in grado di provvedere direttamente, anche con l’aiuto di un familiare, alla coltivazione dell’orto assegnato e non avere altro membro di famiglia che abbia presentato la stessa istanza.

«L’obiettivo dell’orto sociale è l’aggregazione, la voglia di tenersi impegnati», spiega Falcone, che vorrebbe intitolare l’iniziativa a Giovanni Diodoro, indimenticato gastronomo della zona, «ma questa idea di orto ha una marcia in più perché daremo la possibilità ai coltivatori occasionali non solo di riportare a casa prodotti della terra, e chi lo desidera potrà darsi alla floricoltura, ma anche di poterli rivendere nei mercatini rionali (stiamo pensando a una modifica del regolamento) allo scopo di arrotondare le entrate di famiglia. È una operazione che ha valenza sociale, economica, storica e culturale. Gli associati potranno eleggere un presidente a capo dell’aggregazione e i contratti che il Comune stipula scadranno ogni tre anni, a meno che l’orto non sia coltivato per tre mesi consecutivi. In quel caso il contratto sarà revocato. Entro marzo, contiamo di inaugurare la struttura». (c.c.)