Nazareno, la sfilata tra fischi e applausi dei big del partito

Direzione nazionale Pd: solo la relazione del segretario Malumore per il mancato dibattito. Discussione sui social
ROM A. «Ma la Boschi ’ndo sta?» chiede un ragazzo ai cronisti mentre mostra alle telecamere un cartello con la scritta “Al voto subito!”. Ci tiene a dire che non è iscritto al partito, ma giura che al referendum ha votato Sì. Mancano pochi minuti all’avvio della direzione del Pd e in largo del Nazareno cresce la curiosità per l’arrivo dei big del partito soprattutto per la madrina della riforma costituzionale bocciata domenica. Rimarranno a bocca asciutta perché Maria Elena Boschi entra da un ingresso secondario, chiusa dentro una Lancia.
Lo chiamano già il “popolo di Renzi” quello che ieri si è dato appuntamento per sostenere l’ex premier nel suo giorno più lungo. Sono arrivati in gruppi sparsi, quasi uno alla volta, ognuno con mezzi propri, con slogan scritti su pezzi di cartone. Supporter più che militanti di partito, quasi nessuno dice di avere in tasca la tessera del Pd e sono rimasti dietro le transenne mescolati tra i turisti con il trolley e le guide turistiche.
L’ingresso della sede nazionale è presidiato dalle forze dell’ordine, le strade intorno al Nazareno sono chiuse, ma non ci sono scontri. Solo qualche fischio e urla quando passano Francesco Boccia e Nico Stumpo, qualche applauso per Gennaro Migliore e Matteo Richetti. Pochi big vengono riconosciuti, molti si confondono.
Si consuma così l’ultima giornata di Matteo Renzi da premier. Non ci sono stati i temuti scontri, nessuna folla da tenere alla larga come credeva Matteo Orfini che aveva lanciato un appello «a mantenere la calma». Dal largo del Nazareno al Quirinale nessuna tensione. Sono le 17,30 quando sotto la sede del Pd ci sono più giornalisti che militanti. Passano veloci i componenti della direzione del Pd. «Ma chi è quello Speranza?» chiede una signora che senza aspettare la risposta gli urla di andarsene a casa. In realtà, è il ministro della Giustizia Andrea Orlando, che non viene riconosciuto. C’è confusione. Molti della minoranza Pd entrano dal retro. Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio alla Camera, “colpevole” di aver chiesto a Renzi di fare un passo indietro non ci pensa lontamente e imbocca l’ingresso principale. Si becca un coro di fischi. «Non intendo iniziare adesso a passare da una porta secondaria per entrare nella sede del mio partito», commenterà più tardi. Militanti? «Per la prima volta ho visto protestare qualcuno con la borsa “Etro”. È un modello di protesta originale. La maggioranza dei militanti che al mattino alzano la saracinesca del circolo, vuole il congresso, vedo che non è così tra i sostenitori di Renzi». Passa dall’ingresso principale anche Cuperlo e qualcuno urla «elezioni, elezioni», un altro «continua così».
Sono quasi le 18 quando il segretario comincia a parlare e allora finiscono sia i fischi che gli applausi. Dagli zaini si tirano fuori tablet, smartphone e cuffiette per seguire il discorso in streaming. «Il Pd non ha paura di niente e di nessuno. Non ha paura della democrazia e dei voti», dice Renzi e giù in strada scatta l’applauso. Alle 19 il segretario è già al Quirinale per ratificare le dimissioni. Al Nazareno, dove i delegati alla direzione nazionale sono arrivati da tutta Italia sono in molti a non aver voglia di ripartire. Vorrebbero fermarsi per avviare una discussione, ma c’è un patto tacito che non si affronti l’esito del referendum.
Tra i delegati serpeggia malumore: vorrebbero che si avvii il dibattito. Ci prova il senatore Walter Tocci, ma viene subito bloccato da Debora Seracchiani. Nulla da fare. Così in molti si rifugiano sui social, è lì su Facebook e twitter che inizia la discussione del Pd. Scrive Michele Emiliano, il governatore della Puglia in un post: «Convocare centinaia di persone per confezionare una scena del genere è una mortificazione della democrazia interna e della dignità del partito». Alle 19.44 Matteo Renzi esce dal Quirinale. Non è più premier. Sulla piazza un centinaio di persone scattano selfie.
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