’Nduccio pensa agli ultimi Passeri regala emozioni dolci Locasciulli: io evito sprechi

16 Dicembre 2018

Immaginando l’arrivo di Babbo Natale Stefano Rajola chiede 4 giorni per sciare Alessio Romano preferisce libri e vino. Giulia Basel: desidero serenità sul lavoro

PESCARA. Le letterine di Babbo Natale sono appannaggio dei piccoli. Ma un desiderio non si nega a nessuno, quando Natale è alle porte. E allora aspettando il 25 dicembre il comico ’Nduccio, specialista di risate, si lascia andare ad alcuni auspici seri. «Vorrei un po’ più di pace, tra di noi e nel mondo. E anche un po’ meno stupidità», dice sposando il vero spirito della festa. «Vorrei che le persone si avvicinassero agli ultimi» e non pensare solo al panettone che «non c’entra niente. Natale si è ridotto a luci e baldorie, a un’usanza. E spesso si perde il vero significato di questo giorno» prosegue ’Nduccio. Lui ci tiene a sentirsi «più cristiano» e per questo sarà «a messa con i ragazzi della Laad», annuncia. Dal sacro al profano il salto è immediato, per il comico. Pensando ai regali di fine anno annuncia che vorrebbe «donare un paio di mutande rosse alla moglie, per la notte di San Silvestro. Ma non lo farò perché la preferisco senza». E per se stesso si limita a dire che vorrebbe «tornare indietro», se davvero si potesse.
Anche allo chef Luciano Passeri piacerebbe «ricevere una macchina del tempo», se davvero si può sognare a occhi aperti in attesa di Babbo Natale. Non tentenna, pensando al suo desiderio, «perché ci sono delle cose che vorrei rifare». Poi, pensando a qualcosa di più «materiale» e realizzabile, spiega che vorrebbe ricevere «una bellissima vacanza», il 25 dicembre. Al suo Babbo Natale chiederà di recapitare i doni che lui stesso ha preparato. «Regalerò un panettone che fa vivere un’esperienza unica, una grande emozione. Già, perché i miei panettoni creano assuefazione, grazie al miele e alla vaniglia», dice convinto e con voce invitante.
Ha un sogno anche Stefano Rajola, coach della Unibasket Amatori, impegnato con gli allenamenti «anche il 30». «Vorrei quattro giorni liberi per andare a sciare, e invece mi devono accontentare di un solo giorno». Sta pensando, invece, alle sorprese da far trovare sotto l’albero ai figli. «In realtà hanno già tutto ma per mio figlio sto pensando alla maglia di LeBron James, per restare nel campo: di sicuro non se l’aspetta. Per mia figlia, invece, comprerò qualcosa di abbigliamento».
Punta tutto sull’utilità Mimmo Locasciulli. Associa la parola regali «alla famiglia» e quindi a «moglie, figli, nipotini». Prima di Natale «ci mettiamo d’accordo sulle cose di cui abbiamo bisogno, evitando le cose banali. Optiamo per un budget limitato» perché non c’è bisogno di spendere cifre enormi «per una manifestazione di affetto». «Quindi niente di altisonante, nessuno spreco».
Delega lo shopping alla mogli Luigi Di Giosaffatte, direttore generale di Confindustria Chieti-Pescara. «Ho troppi impegni di lavoro che mi impediscono di pensare ai regali ma di volta in volta mia moglie mi aggiorna. In genere spaziamo dall’abbigliamento ai prodotti alimentari, passando per la tecnologia. Cosa vorrei per me? Io sono felice di quello che ho e ho avuto. Ma vorrei qualcosa per l’Italia. Vorrei che risalisse la china e che si alleviasse il dolore di chi sta soffrendo. Si dovrebbe pensare di più a chi sta dietro di noi».
«Libri e vino». Sono i regali da aspettarsi dallo scrittore Alessio Romano. «Io dono libri e mi piace riceverli, anche se ne ho una caterva. E la stessa cosa vale per il vino»: lo acquista volentieri per gli altri e gradisce che qualcuno faccia lo stesso con lui. Però quest’anno «è ancora presto per i regali» e se deve pensare a delle sorprese natalizie, dice che se le farà «da solo». Troppo lavoro per Giulia Basel, del Florian Metateatro. «Sono talmente piena che non ho ancora fatto compere». Ma delle idee ci sono già, e sono chiare. «Regalerò parrozzi, libri e oggetti tecnologici, come il computer. Per me vorrei qualcosa di immateriale: un tempo sereno, che non sia fatto di cose che precipitano su se stesse e vanno sempre rincorse. Vorrei anche serenità nel lavoro, evitando quella overdose di fatica e stress di cui farei volentieri a meno». (f.bu.)