Negozi in affanno: ci aiuti la Regione

22 Novembre 2020

Alla vigilia dell’incontro in Comune con l’assessore regionale le associazioni di categoria chiedono risorse e risposte veloci

PESCARA. Sistemare il pasticcio dei codici Ateco e allargare l’elenco delle aziende beneficiarie dei contributi a fondo perduto a tutte quelle attività che hanno subito cali di fatturato a causa delle restrizioni introdotte per fronteggiare la diffusione dei contagi. È questa la richiesta che i vertici delle associazioni di categoria rivolgeranno domani all’assessore regionale alle Attività produttive Daniele D'Amario nel corso dell’incontro convocato dall’assessore comunale al Commercio Alfredo Cremonese.
La parola d’ordine, ripetuta da tutti i rappresentanti del commercio, è «velocità», che si abbina però a «impegno», quello richiesto in questo difficile momento storico alla Regione anche in vista di un Natale che si preannuncia in tono minore. Perché, se il Governo dovesse rispondere picche alle richieste di una larga fetta di commercianti, messa in ginocchio dalla pandemia e dalla successiva introduzione della zona rossa in Abruzzo ma di fatto esclusa dai ristori statali, allora «la Regione dovrà intervenire con risorse proprie per farsi carico delle attività rimaste escluse dai fondi nazionali del decreto Ristori», rileva Fabrizio Vianale, direttore di Confartigianato Pescara, «come per esempio alcune pizzerie artigiane, le gastronomie, rosticcerie e panifici che svolgono attività al confine tra l’artigianato e il commercio, oppure le sartorie per il comparto della moda».
Come spiega l’assessore Cremonese, promotore dell’incontro tra commercianti e Regione, a cui partecipano i referenti per la provincia di Pescara di Confcommercio, Confesercenti, Cna, Confartigianato e Casartigiani, oltre alle associazioni cittadine Pescara Viva, Viviamo Pescara e Pescara al Centro, i nuovi divieti hanno determinato «uno squilibrio tra alcune aziende costrette ad abbassare la serranda, come quelle di abbigliamento e calzature, e le altre attività che invece possono rimanere aperte nonostante la zona rossa, a seconda del proprio codice Ateco, ma al momento non hanno guadagni perché la gente non esce e non spende». Di qui la richiesta delle associazioni di categoria di procedere con l’erogazione di aiuti proporzionali alla diminuzione del fatturato delle singole società, superando il rompicapo dei codici identificativi delle attività economiche.
«Il nostro auspicio», avverte Carmine Salce, presidente provinciale Cna, «è che la Regione velocizzi l’accredito degli aiuti rispetto ai mesi del precedente lockdown, visto che ad oggi una percentuale molto bassa dei ristori è arrivata nelle casse delle imprese. Inoltre sono necessarie risorse aggiuntive, perché se si chiede al cittadino di non uscire di casa e limitare gli spostamenti alle necessità primarie, allora è inevitabile che tutte le attività legate alla movimentazione di persone risentano di questa situazione di emergenza, indipendentemente dal loro codice. In questa fase è chiaro che nemmeno l’effetto Natale riuscirà a far risalire i consumi e recuperare gli incassi perduti». Come sottolinea Gianni Taucci, presidente di Confesercenti, la preoccupazione più forte è che «non ci siano le coperture economiche». Per questo chiede alla Regione di «non giocare a rimpiattino con la vita delle imprese e quindi delle famiglie, ma di assicurare risposte celeri e certe».
Una grande incognita riguarda poi il Natale, sia se l’Abruzzo dovesse continuare a figurare tra le regioni rosse e sia se il livello di allerta dovesse scendere, attestandosi tra le zone di fascia arancione o gialla. Confesercenti e Confartigianato sono d’accordo nell’installazione delle luminarie e della filodiffusione lungo le strade del centro nonostante la pandemia e nell’avvio di un piano di comunicazione, rivolto alle famiglie, per invogliarle a fare acquisti e spendere nelle aziende sotto casa anziché dai grandi colossi dell’e-commerce. «La Confesercenti», ha detto Taucci, «ha chiesto al Comune di prepararsi a rendere bello il Natale con l’atmosfera giusta, perché anche se l’addobbo può sembrare sciocco in realtà ha un grosso significato soprattutto nei confronti dei bambini e di tutte quelle persone che in questo momento stanno soffrendo. Chiediamo azioni forti di comunicazione per invitare la popolazione a spendere nei centri urbani e nelle attività sotto casa, evitando i portali che non pagano le tasse da noi e che stanno distruggendo l’economia locale».
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