Negozianti esasperati «Così chiudiamo tutti il lavoro va tutelato»

I commercianti chiedono soluzioni: siamo i più penalizzati E l’assessore Russo incalza: necessario riaprire dopo il 28
FRANCAVILLA. «Siamo gli unici a dover rimanere chiusi». L’ultimo grido di rabbia dei commercianti, e in particolar modo dei negozi di abbigliamento, arriva dopo la recente sentenza del Tar, che ha autorizzato la ripartenza per i centri estetici. «Nulla contro di loro», ci tengono a specificare i negozianti, «ma a questo punto dobbiamo dedurre che il virus sia presente solo nelle nostre attività. Supermercati, farmacie, librerie, parrucchieri, centri estetici aperti. Bar e ristoranti almeno con l'asporto. L'abbigliamento chiuso», dicono con ironia. L'ordinanza regionale firmata da Marslio ha sancito il quarto stop in meno di un anno per il settore: «Una chiusura tra l'altro nemmeno pubblicizzata a dovere», spiega Diana Santalucia che ha la sua boutique su viale Nettuno. «Pochi giorni fa alcuni miei fornitori del Nord Italia mi hanno chiamato per questioni amministrative e quando gli ho detto che siamo in zona rossa pensavano che fosse una scusa per prendere tempo», dice la commerciante. «Purtroppo vedo tanto scoramento, anche tra i colleghi. Due sabati fa, ancor prima di entrare in zona rossa, l'80 per cento delle attività intorno a me era già chiuso, a testimonianza di un clima di sfiducia. I ristori non arrivano e chissà se arriveranno e noi non possiamo lavorare. Nella mia attività ho adottato tutte le misure richieste, ma non è servito a nulla. Ho anche proposto di ricevere i clienti su appuntamento, non va bene nemmeno questo. La salute va messa senza dubbio al primo posto, ma anche il lavoro va tutelato. In molti già sono scomparsi e di questo passo tanti altri sono destinati a farlo».
La pensa così anche Elisabetta Scataglini, collega di piazza Sant'Alfonso: «Ma tra un mese mi sposto alla Sirena. Il proprietario non mi è venuto incontro sull'affitto e senza incassare ho dovuto lasciare il locale. Non mollo però, non l'ho mai fatto». Le difficoltà però ci sono, è innegabile: «In un anno abbiamo lavorato solo durante i mesi estivi, oltre a una decina di giorni, a intermittenza, durante il periodo natalizio. A queste condizioni il bilancio piange e già mantenersi vivi è un'impresa. I ristori? Non so cosa siano», dice, facendo capire come dalle sue parti non sia arrivato praticamente nulla. E anche sull’online specifica: «Per quanto ci si possa provare, contro i colossi del web è una gara impari».
Sulla stessa lunghezza d'onda Gianfranco Ferrucci, rappresentante degli esercenti di viale Alcione: «Così non si può andare avanti. Ci sono tante attività storiche, negozi, bar e ristoranti, che hanno già chiuso. Nella migliore delle ipotesi il virus ce lo porteremo avanti ancora per mesi: che facciamo, continuiamo a lavorare una settimana sì e venti giorni no?», si domanda perplesso. «Non può essere questa la soluzione, decreterebbe la morte del settore. Hanno dato delle misure: sanificazione, distanziamento, contingentamento. Bene. Chi le rispetta lavora, chi no chiude. Anche per un anno. Controlli a tappeto e sanzioni esemplari. Ma va trovata un’alternativa alle chiusure generalizzate».
Sull'argomento interviene l'assessore al turismo Luisa Russo, anche per rispondere alla richiesta di aiuto che molti dei commercianti rivolgono alle istituzioni: «Sono solidale con le poche attività commerciali costrette a rimanere chiuse. Si tratta di una misura inutile in una realtà commerciale come la nostra, dove l'apertura di tali negozi non provocherebbe nessun tipo di assembramento». Quindi prosegue proiettandosi a dopo il 28 febbraio: «I commercianti hanno già ricevuto la merce estiva e un prolungamento dello stop rischierebbe di metterli definitivamente in ginocchio. Ritengo che bisognerebbe consentire la riapertura, nel rigido rispetto dei protocolli. Altrimenti ristori reali e immediati».

