Nel Patto per l’Abruzzo la corsa per il primato è tra Pd e 5 Stelle

11 Febbraio 2024

Per il centrosinistra l’ampia coalizione di D’Amico è il primo vero test nazionale contro il governo Anche per l’ex rettore le liste sono 6 con 174 candidati, il suo obiettivo è recuperare gli astensionisti

PESCARA. Che cosa spinge Luciano D’Amico, candidato presidente del Patto per l’Abruzzo, a credere in una sfida alla pari e persino nel sorpasso dell’avversario Marco Marsilio alle elezioni del 10 marzo?
La risposta non va cercata nei numeri attuali di liste e candidati, che vedono i due contendenti in perfetta parità (sei a sei, 174 a 174, escludendo poche defezioni dell’ultim’ora), ma in un’analisi retrospettiva che ci riporta a cinque anni fa. Nel 2019, infatti, Marsilio vinse con il 48,03% contro un’opposizione spacchettata in cui le liste a sostegno di Giovanni Legnini raggiunsero il 31,28% mentre il Movimento 5 Stelle, che correva da solo, prese il 20,20%.
Se la coalizione ampia di oggi fosse esistita allora, in Abruzzo staremmo vivendo un’altra storia. Quindi l’analisi politica, in chiave centrosinistra, si basa essenzialmente su un punto fermo: la forza del Patto per l’Abruzzo che peraltro ci fa tornare ancora più lontano nel tempo quando Abruzzo Democratico conquistò la Regione, sul filo di lana, con un’identica ampia coalizione. Su D’Amico però sono puntati anche i riflettori della politica nazionale perché in Abruzzo andrà in scena il primo dei cinque test regionali, l’unico in cui la politica di opposizione si è compattata accordandosi su un nome che, non è un caso, appartiene a un personaggio della società civile. Molto distante dalle alchimie dei partiti. Il precedente recente, che ha dato ragione alla formula dell’ampia coalizione, è rappresentato dalle elezioni comunali di Foggia, ma il quel caso il perimetro era limitato alla città. L’Abruzzo invece è un laboratorio nazionale seguito con la massima attenzione.
Ma tutto ciò che si è appena detto non basta per sovvertire i pronostici perché un’elezione regionale non si basa sul sentiment politico, ma si vince con i nomi dei candidati che pubblichiamo, la forza delle sei liste, la capacità di attrarre consensi. Per i due azionisti di maggioranza del Patto, il Pd e il Movimento 5 Stelle, sarà anche l’occasione per stabilire quali dei due partiti assumerà il primato nel campo largo regionale. La loro è una sfida nella sfida in cui, peraltro, nessuno dei due protagonisti può contare sui numeri di cinque anni fa.
Azione, Verdi e Sinistra, Riformisti e Civici, ovvero Abruzzo Vivo, e la lista Abruzzo Insieme, un giusto mix tra società civile e amministratori locali, rappresentano infine molto di più si semplici valori aggiunti. Ma neppure questo può essere sufficiente per pareggiare la sfida oppure aspirare al sorpasso. L’unico modo per ribaltare i pronostici raccontati dai sondaggi dell’una e dell’alta parte, che vedono comunque il centrodestra in vantaggio, di pochissimi o di molti punti, è quello di cercare consensi nel primo partito d’Abruzzo.
Parliamo del popolo degli astensionisti e degli indecisi che nel 2019 toccò la quota del 47 per cento. È il più forte dei partiti perché può vantare la bellezza di 600 mila non voti, che avrebbero fatto impallidire la Dc di gaspariana memoria. Luciano D’Amico sa bene che questa è la sua vera scommessa che l’ex rettore sta combattendo con l’arma della politica non urlata e la competenza di chi sa ciò che teorizza. Ma ha solo un mese di tempo per centrare l’obiettivo. (l.c.)
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