Nella città super blindata sfilano solo cortei pacifici

26 Marzo 2017

Pochi attimi di tensione quando la polizia spezza in due la sfilata degli Eurostop Più di 120 fermati alle porte della Capitale. La questura: merito della prevenzione

ROMA. Alla fine l’uomo nero incappucciato a Roma non si è visto. Gli unici momenti di tensione nella giornata campale dei quattro cortei - pro o contro l’Unione Europea -, si sono registrati quando la polizia ha tagliato in due il serpentone degli “Eurostop”, guidato dalla sinistra dei sindacati e dei movimenti. I caschi blu avanzavano, nonostante il percorso fosse quello stabilito dalla questura, mentre i manifestanti gridavano «Via la polizia». Le autorità avevano circondato il secondo spezzone del corteo, senza lasciare alcuna via di fuga. Un uomo sulla sedia a rotelle si parava tra il corteo e le camionette. Anche lui, anarchico di vecchio corso, gridava «Via la polizia». La questura ha fatto sapere che l’azione era «necessaria per tutelare il blocco principale della manifestazione, in quanto tra coloro che si erano allontanati si erano registrati momenti di tensione». Il questore Guido Marino ha lodato l’attività di prevenzione dei suoi agenti, che hanno trovato sul percorso spranghe di ghisa e tondini in ferro appuntiti, oltre ad aver controllato circa 2mila persone.

I manifestanti di Eurostop non hanno però lasciato né una scritta, né una carta, nel quartiere popolare di Testaccio, con le saracinesche abbassate e le banche presidiate. Ma con le finestre aperte, di anziane e giovani che salutavano sorridenti i contestatori. Nonostante il corteo fosse iniziato con un paio d’ore di ritardo, per via del trattenimento di 122 persone provenienti dalla Val di Susa e dal Veneto, a 30 delle quali sono stati rilasciati dei fogli di via. «Abbiamo verificato i precedenti penali e il loro orientamento ideologico e abbiamo fatto questa valutazione», ha detto il questore in conferenza stampa. Le polizia della Capitale ha aggiunto che gli altri manifestanti erano liberi di andarsene quando volevano, ma hanno scelto di restare e manifestare per la liberazione dei loro compagni. Diversa la versione dell’eurodeputata Eleonora Forenza, che ha raggiunto verso le 18 i fermati. «Persone bloccate in una struttura di polizia dalle 12, negato l'accesso a una parlamentare», ha scritto su Facebook. A permesso concesso, ha poi aggiunto: «Sono riuscita a parlare con alcuni compagni, in gabbia di vetro da ore: viene contestata la felpa nera», che sarebbe servita a nascondersi. Per quanto riguarda i contenuti, gli Eurostop affermano che non c’è futuro in questa Unione «delle banche e dei finanzieri». Suona strano sentire in un corteo di sinistra la frase: «Senza sovranità non c’è democrazia». Soprattutto perché alle 15 dall’Esquilino è partita la destra di Alemanno e Storace, che contestava l’Europa unita proprio battendo sul tasto della sovranità nazionale. Proprio come Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia, che ha scelto l’Auditorium angelicum per denunciare «l’inganno dell’Unione europea». Tra gli Eurostop, però, c’è anche chi propone il confederalismo democratico dei curdi del Rojava come modello. Per una Unione più solidale è sceso in piazza il corteo “La Nostra Europa”, colorato e variegato: si parlava francese, greco, spagnolo, inglese, oltre all’italiano. Le premesse non erano così diverse dalla sinistra di Eurostop a sentire la segretaria della Cgil, Susanna Camusso, che ha marciato con gli altri: «Oggi l’Europa è quella della recessione, dell’austerità, della prevalenza della finanza sulle condizioni sociali e sul lavoro». La soluzione però «è un’altra Europa che torni ad essere fondata sui diritti sociali». Il corteo degli europeisti più convinti è quello del Movimento federalista, a cui hanno aderito anche i Radicali italiani. «L’Ue ha portato pace, libertà di movimento, vantaggi economici: conquiste puntualmente rimosse dalla propaganda anti europeista dei Salvini e delle Le Pen», ha detto il segretario Riccardo Magi.

(ha collaborato Gabriella Cerami)