Neri, ispezionata l’auto bruciata Nuovi accertamenti anche sulla 500

6 Aprile 2018

PESCARA. Non confermano, ma dopo un mese di indagini serrate a caccia del killer che ha ucciso Alessandro Neri, i carabinieri potrebbero essere vicini a una svolta. A offrirgli l’assist decisivo...

PESCARA. Non confermano, ma dopo un mese di indagini serrate a caccia del killer che ha ucciso Alessandro Neri, i carabinieri potrebbero essere vicini a una svolta. A offrirgli l’assist decisivo potrebbero essere gli esiti degli accertamenti tecnici che stanno arrivando dai Ris di Roma. Esiti relativi all’esame balistico effettuato su uno dei due proiettili che hanno ucciso il 28enne, e alle tracce di Dna che gli esperti dell’Arma sono riusciti a isolare, insieme con tutto quello che riguarda gli esami sulle celle telefoniche, sul computer e sulla Fiat 500 rossa su cui Alessandro si è allontanato l’ultima volta che è uscito di casa, lo scorso 5 marzo. E proprio ieri, a distanza di un mese dal suo omicidio, che si sarebbe consumato proprio quella sera, i carabinieri sono tornati ad analizzare la sua Fiat 500. In particolare, gli esperti dell’Arma hanno esaminato i dati della centralina dell’auto, estrapolando dati dal computer portatile al seguito. Nella stessa giornata si sono svolti anche gli accertamenti sulla carrozzeria della Opel Meriva bruciata la sera dell’omicidio di Alessandro e sottratta alla rottamazione dai carabinieri che una quindicina di giorni fa andarono a sequestrarla in un impianto al confine con Sambuceto e su un’altra auto sequestrata, una Peugeot 206 grigia che si trova nel parcheggio della caserma di Rancitelli già da diverse settimane.
È anche sulla base degli esiti di tutti questi esami che gli investigatori procederanno a fare nuovi riscontri rispetto a quanto raccolto dalle testimonianze dei tanti amici e dei familiari ascoltati in questo mese, e qualcuno anche più di dieci volte. Proprio grazie a quanto ricostruito attraverso alcune di queste testimonianze gli investigatori sarebbero arrivati a individuare una pista rispetto alle tante approfondite in questo mese. Una pista che porterebbe dritto alla criminalità locale, ambiente in cui sarebbe maturato l’omicidio presumibilmente come punizione finale, ed esemplare, per qualche presunto sgarro da parte di Alessandro. Il posto dov’è stato abbandonato, nel fango del torrente Vallelunga, e il modo in cui è stato ucciso, con un colpo di pistola a un fianco e uno alla testa, sarebbero la firma di chi l’ha voluto punire, confezionando al contempo una lezione, o un avvertimento, anche per qualcun altro.
(s.d.l.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.