Nessun falso: archiviate le accuse nei confronti dei tre carabinieri

6 Marzo 2020

Il gip chiarisce la vicenda legata all’annotazione della telefonata di D’Angelo: nessuna manipolazione Ora è indagato Muriana: la Procura ha aperto un fascicolo sull’ex capo della Mobile autore dell’esposto

PESCARA. «Non vi è elemento alcuno che possa corroborare l’ipotesi dolosa delineata dal denunciante, pertanto si dispone l’archiviazione del procedimento penale». È il passaggio conclusivo delle quattro pagine di motivazioni con le quali il gip Elio Bongrazio sposa la tesi della procura e archivia il procedimento a carico del colonnello Annamaria Angelozzi, del maresciallo Carmen Marinacci, e dell’appuntato Michele Brunozzi, tutti carabinieri forestali (difesi dagli avvocati Sabatino Ciprietti e Monica Passamonti) che hanno condotto le indagini su Rigopiano e che erano stati denunciati per falso da un altro pezzo dello Stato, l’ex dirigente della mobile di Pescara, Pierfrancesco Muriana, anche lui a suo tempo impegnato in quell'indagine.
Adesso nei confronti di Muriana la Procura ha aperto un nuovo fascicolo: l’ex capo della Mobile è indagato in seguito a un successivo esposto presentato dall'avvocato Monica Passamonti, che assiste il sottoufficiale dei forestali Michele Brunozzi, attraverso il quale si chiede di verificare se ci siano gli estremi per una ipotesi di favoreggiamento del reato di depistaggio da parte della Squadra Mobile.
LA VICENDA. In maniera sintetica, ma puntuale, il gip chiarisce tutti gli aspetti della vicenda, secondo la quale i tre indagati avrebbero falsificato una nota di trasmissione di Muriana, inviandola in procura soltanto un anno dopo, e così di fatto ritardando l’inchiesta sul depistaggio dei prefettizi oggi imputati (depistaggio peraltro scoperto proprio dagli stessi carabinieri forestali e non dalla mobile che il 23 gennaio 2017 aveva ricevuto specifica delega dalla procura per indagare sulla Prefettura). Si parla della famosa annotazione dell’agente Clementino Crosta, all’epoca in servizio alla sala operativa del Coc di Penne, in relazione alle telefonate del cameriere dell’hotel Rigopiano, Gabriele D'Angelo (una delle 29 vittime del disastro), che la mattina del 18 gennaio, giorno della tragedia, chiedeva l’evacuazione dell’hotel. Annotazione che il 26 gennaio 2017 Muriana, invece di mandarla alla procura, invia ai forestali che a loro volta la allegano, diversi mesi dopo, alla loro informativa finale, ritenendo che la trasmissione in procura fosse già stata fatta da Muriana.
LA DENUNCIA. Quest’ultimo nella sua denuncia sosteneva, invece, che i tre indagati «avrebbero evidentemente alterato un atto pubblico per supportare la mancata allegazione della lettera di trasmissione e della nota agente Crosta presso gli inquirenti». E questo perché, a suo dire, nell’annotazione sarebbe stato cancellato il protocollo che avrebbe indicato la data del documento e cioè il 26 gennaio 2017.
IL GIP. «È da escludersi», scrive il gip, «che tale documento sia stato formato all’interno del comando forestale». E aggiunge il risultato della perizia tecnica disposta dalla procura sui server di carabinieri e polizia. «La mancanza della mail originale inviata dalla Questura, determinata dalla cancellazione della stessa per motivi di spazio (venne usata lo stesso giorno per scrivere questioni legate ad un altro procedimento ndr), non ha reso possibile il raffronto con la mail ricevuta dai carabinieri forestali» che, venne accertato, non riportava effettivamente nessun protocollo sull’annotazione di Crosta. E il giudice Bongrazio afferma quindi che il reato di falso non esiste «non essendo risultato che i documenti ricevuti dagli indagati siano stati oggetto di manipolazione».
L’ARCHIVIAZIONE. Ma il procuratore aggiunto Anna Rita Mantini e il collega Salvatore Campochiaro, titolari del fascicolo, nel chiedere l’archiviazione sono stati molto più incisivi. «Appare evidente che le ricostruzioni accusatorie di Muriana in ordine alla non tempestiva trasmissione degli atti in accertamento (ovvero della loro incompleta trasmissione), siano frutto di una personalissima e sindacabile ricostruzione, peraltro infarcita di plurime non rilevanti valutazioni allusive che appaiono, alla luce delle concludenti risultanze procedimentali, anche di valenza inspiegabilmente denigratoria in danno degli indagati».
LA MOBILE. Adesso bisognerà attendere i risultati delle indagini che la procura sta effettuando «sull’operato del personale della squadra mobile di Pescara inerente la delega impartita il 23 gennaio 2017», come scrive il gip, dopo l'esposto presentato dal legale di Brunozzi, l'avvocatessa Monica Passamonti, per favoreggiamento nel depistaggio, che ha tirato in ballo anche il questore, sulla mancata acquisizione dei brogliacci delle telefonate arrivate alla sala operativa. La polizia aveva infatti la delega per il versante Prefettura ed emergenza nell'ambito dell'inchiesta. Ma questo è soltanto un versante ancora aperto visto che nella richiesta di archiviazione dei magistrati si fa riferimento anche ad altri aspetti collegati sempre alla denuncia di Muriana contro i colleghi carabinieri forestali: «Venivano altresì delegate attività difensive di acquisizione di documentazione ed accertamenti che tuttavia miravano a verificare taluni profili non immediatamente inerenti i fatti materiali per i quali si procede (nella specie risultavano volte a riscontrare presso quale ufficio Muriana fosse in servizio alla data della stesura dell’esposto-denuncia del 20 novembre 2019 recante l'intestazione della Questura di Pescara, quindi se egli fosse in formale distacco dalla Questura di Foggia e per quali ragioni oggettive)».
Dunque adesso, all’attenzione della procura è finita la posizione del denunciante Muriana.
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