Nessuna banda dei kalashnikov Ballone assolto ancora

27 Settembre 2014

Il bandito laureato era stato condannato a undici anni per l’assalto al furgone Ivri di Dragonara del 2006

PESCARA. Assolto ancora per la seconda volta in meno di dieci giorni. Massimo Ballone, il bandito laureato ex componente della banda Battestini esulta dal carcere di Lanciano (dove da maggio 2013 sta scontando un definitivo di 4 anni e 2 mesi) e inizia a contare i mesi che lo separano dalla libertà. Dopo essere stato prosciolto dalle accuse relative a un’inchiesta della procura teramana che lo aveva ritenuto a capo di una presunta organizzazione formata da quattro ventenni rosetani accusati di progettare rapine e trafficare armi, giovedì la Corte d’Appello dell’Aquila ha accolto il ricorso del difensore di Ballone, l’avvocato Carlo Di Mascio, cancellando con la vecchia formula dell’insufficienza di prove gli 11 anni a cui l’ex componente della banda Battestini era stato condannato in primo grado (17 anni la richiesta del pm) per l’assalto da due milioni di euro al furgone dell’Ivri del 3 febbraio 2006 a Dragonara.

Un doppio successo per la difesa, e la vita di Ballone che cambia verso, di nuovo.

Si annuncia infatti un’ennesima rinascita per l’ex bandito di San Donato che con la banda Battestini è stato protagonista della malavita pescarese tra gli anni Settanta e Ottanta, che ha conosciuto il carcere duro di Pianosa, Asinara e Badu’e Carros, che per tre volte è riuscito a evadere dal carcere di Pescara, da Rebibbia e da San Gil (a Bruxelles), che ha vissuto da latitante in Venezuela fino al 1998 dove fu scovato dall’Interpol e condannato alla pena definitiva di 30 anni e che in carcere, dove ha passato più della metà dei suoi 53 anni, ha scritto un libro sulla sua vita e si è anche laureato, in Scienze dell’Educazione. Una rinascita in cui adesso, incoraggiato dai successi giudiziari che uno dopo l’altro stanno sbriciolando la serie di condanne e accuse collezionate negli ultimi due anni, Ballone inizia a credere davvero. Lui che, come aveva ripetuto al Centro qualche tempo fa, ormai si era messo buono buono a gestire con la moglie un piccolo negozio di alimentari a San Donato, il suo quartiere. Uno specchietto per le allodole secondo gli investigatori che, invece, hanno sempre continuato a tenerlo d’occhio.

E gli stanno col fiato sul collo dopo che il 3 febbraio 2006 quella che venne definita la banda dei kalashnikov, a Dragonara blocca il portavalori dell’Ivri con tre guardie giurate a bordo, le costringe a scendere con la minaccia di un congegno esplosivo e i colpi di fucile e con una mola apre il vano posteriore portando via 1.960 euro e le pistole delle guardie. Dopo quell’episodio, che arriva dopo una serie di rapine tra il 2002 e il 2003, arrivano anche le dichiarazioni rese, e in parte ritrattate, da un ex compagno di Ballone ai tempi dei fratelli Battestini, Nino Mancinelli.

È Mancinelli, detto Caffettino, che per la rapina a Dragonara fa il nome di Ballone e di altri sei, molti dei quali assolti già in primo grado. A carico di Ballone gli investigatori scoprono che la mattina del 3 febbraio doveva stare all’Aquila per un esame, e l’esame non lo fa; che a distanza di 4 mesi dalla data dell’assalto ha contatti telefonici con Longo, (condannato per questa storia a 3 anni in Appello, come Perfetti) e che abita nella zona da dove tra le 5,30 e le 6 e mezza del 3 febbraio 2006 si attivano una serie di schede telefoniche. Riconducibili, secondo l’accusa, proprio a Ballone che abita a San Donato e il cui telefonino, una settimana prima dell’assalto, viene peraltro agganciato ripetutamente dalla cella di Sambuceto, dove si consuma l’assalto. Tutti «fatti e circostanze indimostrati, indimostrabili e comunque giuridicamente irrilevanti» sostiene il difensore Di Mascio, che impugna la sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Chieti.

Giovedì l’assoluzione della Corte d’Appello mentre Ballone, se la Cassazione non gli si metterà di traverso, ha iniziato il conto alla rovescia: dei 4 anni e due mesi, ha già scontato 16 mesi a cui vanno scalati i 10 mesi che gli verranno scomputati dal fine pena. Se non arriva prima il condono, gli restano meno di due anni.

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