Niente aiuti ai malati di tumori e mille euro agli operatori Covid

21 Ottobre 2022

Il Consiglio dei ministri uscente impugna le norme approvate dalla Regione in campagna elettorale Mancano le coperture finanziarie. Il Pd accusa, la maggioranza va allo scontro con il governo uscente

L’AQUILA. Mai fare i conti senza l’oste. Approvare leggi che non hanno copertura finanziaria fa scattare l’altolà del Governo per una Regione, come l’Abruzzo, costretta a rispettare il rigore del piano di rientro. Anche se le leggi, votate in campagna elettorale, hanno fini sociali.
Il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro per gli Affari regionali e le Autonomie Mariastella Gelmini, ha infatti impugnato tre delle 11 norme approvate in piena estate dal Consiglio regionale. Si tratta della legge 19 del 3 agosto («Rendiconto generale per l'esercizio 2019»), la numero 20 approvata lo stesso giorno («Rendiconto per l'esercizio 2020»), e la 24 del 22 agosto, sempre in materia di contabilità ma con «ulteriori disposizioni urgenti e indifferibili». Cioè una norma omnibus agganciata come è accaduto nell’ultimo consiglio regionale che ha creato una frattura, tra maggioranza e opposizione, accentuata oggi che il Cdm uscente punta l’indice verso il modus operandi del centrodestra (di ignorare l’oste).
I provvedimenti che bocciano le tre leggi, nelle parti in cui si evidenziano coperture finanziare mancanti o sconfinamenti in materia esclusivamente statale, sono stati pubblicati ieri sul sito del Cdm. Il Consiglio regionale deve rispondere abrogando le norme, modificandole per rimuovere i rilievi di incostituzionalità oppure opponendosi al governo uscente portando il contenzioso alla Corte costituzionale, dove però la Regione si dovrà scontrare con il nuovo esecutivo di centrodestra. Partiamo dalle “legge omnibus”.
Le osservazioni sono arrivate da tre ministeri: Salute, Pubblica amministrazione ed Economia e Finanze. «Il provvedimento legislativo regionale in esame compromette i vincoli posti dal piano di rientro. Ne consegue che l'effettuazione di altre spese, in una condizione di risorse contingentate, pone anche il problema della congruità della copertura della spesa necessaria».
Stop alla spesa quindi prevista dall’articolo 25: contributo per l'acquisto di dispositivi per contrastare l'alopecia secondaria e attività di supporto in favore dei pazienti oncologici sottoposti a chemioterapia, rifinanziato con 100mila euro per il 2022 e 250mila euro per ciascuna dell'annualità 2023 e 2024. «Le prestazioni ivi indicate», aggiungono i ministeri, «non sono incluse tra quelle garantite dal Servizio sanitario nazionale. Ancorché la Regione garantisca tali prestazioni con risorse non destinate alla sanità ma al settore sociale, in tal caso si configura una misura di assistenza supplementare extra Livelli essenziali di assistenza (Lea) in contrasto con l'obiettivo del Piano di rientro sanitario».
Anche la copertura per le spese previste dall’articolo 26 però manca. Si tratta di un contributo una tantum di almeno mille euro per ciascun lavoratore delle Asp (Aziende pubbliche di servizi alle persone) per ampliare le attività di rilevamento dei contagi da Covid nel territorio regionale.
«Considerato che i dipendenti Asp sono ricompresi nell’alveo dei dipendenti pubblici contrattualizzati, l’attribuzione di un emolumento economico integra una violazione dei limiti della competenza legislativa esclusiva dello Stato».
Per le leggi 18 e 20 le osservazioni sono state sollevate dal Mef. La presidenza della Regione ha già trasmesso le controdeduzioni con il relativo atto di impegno del governatore Marco Marsilio. Ma è servito a poco perché l’ostacolo da superare è la sentenza con cui, un anno fa, la Corte Costituzionale ha imposto all’Abruzzo rigore assoluto in materia di riallineamento contabile.
Per i dem Michele Fina e Silvio Paolucci: «Marsilio fa l’en plein di bocciature. Una vera Caporetto sulle norme di bilancio, prevedibile quando si legifera senza alcuna programmazione». Il presidente del Consiglio, Lorenzo Sospiri, invece minimizza e annuncia: «Contrasteremo l'impugnativa sulle misure a sostegno degli oncologici. Sul resto semplici correttivi tecnici». E nella nota elenca tutte le altre leggi approvate dalla Regione, che al contrario hanno superato l’esame.
Infine per Guido Liris, assessore al Bilancio e neo senatore di FdI, tira aria di complotto politico: «La scelta del Consiglio dei ministri, nelle sue ultime due sedute e quando peraltro è in stato avanzato l’iter per la formazione del nuovo governo, di impugnare due leggi regionali che definivano i rendiconti per gli anni 2019 e 2020 è incomprensibile e surreale se si considera che la Corte dei Conti, massimo organo di controllo, non più di qualche settimana fa ha espresso parere favorevole alla parificazione del rendiconto generale per l’esercizio 2021».
E a Paolucci, che lo ha preceduto in giunta, rifila un uno-due: «Stupisce che sia proprio lui, mistificando la realtà, a parlare di fallimenti del centrodestra, avendo l’amministrazione di cui ha fatto parte lasciato in eredità ben 600 milioni di euro di deficit pregresso». Oggi la replica dei dem.