Niente ristori: l’ira dei negozianti

15 Febbraio 2021

Confesercenti regionale si fa portavoce delle imprese chiuse nella zona rossa

CHIETI. «Il danno economico, in Abruzzo, sfiora gli 11,5 milioni di euro per il forfait di San Valentino. Servono subito ristori per 15mila imprese o sarà uno tsunami economico».
È l'appello lanciato alla Regione dal direttore della Confesercenti Abruzzo, Lido Legnini. «Come è noto la creazione di zone rosse da parte delle Regioni», dichiara Legnini, «non dà automaticamente diritto ad alcun ristoro. Nelle province di Chieti e Pescara, zone rosse secondo l'ordinanza firmata dal presidente della Regione, Marco Marsilio, almeno 15mila imprese del commercio rischiano di restare chiuse, senza poter accedere ai ristori. Chediamo alla Regione di dare immediate garanzie di erogazione dei ristori, in tempi rapidi. A questo si aggiunge la beffa per le 10.000 imprese esercenti le attività di bar e ristorazione di tutto l’Abruzzo: erano tutte pronte per il pranzo e gli eventi legati alla ricorrenza di San Valentino», spiega Legnini, «e fra mancati incassi e danni arrecati dall’aver acquistato merce deperibile che non potrà essere utilizzata, il danno per le imprese supera secondo una nostra stima gli 11,5 milioni di euro: un’altra batosta per un settore che sta pagando per colpe non sue un prezzo troppo alto».
Appello condiviso dai presidenti di Confesercenti Chieti, Franco Menna, e di Confesercenti Pescara, Raffaele Fava. «Siamo consapevoli della gravità della situazione ma non condividendo l’accanimento verso esercenti e commercianti come se fossero i principali motori del contagio», evidenziano Menna e Fava, «riteniamo opportuno che la Regione dia subito garanzie sui ristori. Ormai le imprese sono allo stremo, piegate da un anno di sacrifici dovuti alla pandemia».
A subìre i danni maggiori è il settore della ristorazione. «Molte attività hanno deciso di gettare la spugna e chiudere definitivamente», sottolinea Legnini, «on c'è uno spazio temporale adeguato a garantire le entrate, né un obiettivo a breve termine. I più penalizzati sono pub e locali serali, chiusi da fine ottobre. Da quando è scattata la regola della serrata alle 18, anche in zona gialla, non hanno mai riaperto. E questo ha compromesso del tutto la possibilità di lavorare». La Confesercenti chiede al Governo «di riaprire i locali in zona gialla, anche dopo le 18 fino alle 22, con posti a sedere e il rispetto dei protocolli e del contingentamento degli utenti, per dare un minimo di respiro a queste attività, prevedendo anche controlli mirati».
Il presidente della Regione, Marco Marsilio, non ha dato aperture alle richieste avanzate dalle associazioni di categroia: «No, per il momento non sono previsti ristori per le zone rosse. Adesso dobbiamo aspettare il nuovo decreto ristori del Governo, che si annuncia e si spera corposo, adeguato e definitivo». (m.p.)