Niko e Feudo Antico un patto nel segno della sperimentazione

Nel vigneto Casadonna la raccolta più tardiva d’Italia per creare il nuovo Pecorino “stellato”in edizione limitata
CASTEL DI SANGRO. Vendemmia tra le stelle. Non pensate ad una raccolta notturna, è di ben altra razza il vigneto sperimentale che Feudo Antico ha impiantato a Castel di Sangro nella tenuta Casadonna, dove le stelle sono quelle dello chef abruzzese Niko Romito, che da queste parti, insieme alla sorella Cristiana, ha cominciato e proseguito il suo percorso di ricerca gastronomica e di ospitalità, al Reale di Rivisondoli prima e oggi al Reale Casadonna, dove ha anche aperto la sua conoscenza all'insegnamento per i più giovani, allievi della scuola Niko Romito Formazione e poi professionisti alle prime esperienze nel nuovo progetto "Spazio" di Rivisondoli.
Nel vigneto Casadonna anche la vendemmia non può che essere sperimentale. E così ieri una squadra di giornalisti e sommelier ha toccato con mano la raccolta più tardiva d'Italia, tra i filari di questo progetto vitivinicolo d'eccellenza siglato con entusiasmo da Romito, entrato con tre plausi nel firmamento Michelin, e Feudo Antico, giovane azienda abruzzese che custodisce la Dop Tullum, la più piccola d’Italia nata nel 2008. Una Dop che, oltre alla limitazione di vinificazione, ha anche quella di imbottigliamento nel territorio di provenienza, che conta su 15 ettari vitati e circa 80.000 bottiglie all'anno dai vitigni Montepulciano, Trebbiano, Passerina e Pecorino.
«Una scommessa del gruppo Cantina Tollo, un'azienda», racconta Vittorio Di Carlo, amministratoreunico di Feudo Antico «che ha per vocazione la ricerca della qualità e delle radici storiche del proprio territorio». E infatti non è troppo azzardato il claim "vini che fanno storia", secondo Di Carlo, considerando che proprio nel podere principale dell'azienda sono stati rinvenuti reperti di epoca romana che spiegano il concept del brand e che sono in attesa del nullaosta della Soprintendenza per essere messi a disposizione della collettività. Ma nella tenuta Casadonna di Castel di Sangro la storia è un'altra. E racconta di un accordo di intenti tra Feudo Antico e Niko Romito nel segno della sperimentazione vitivinicola.
Proprio qui quattro anni fa il Pecorino, uno dei vitigni autoctoni tradizionali abruzzesi, lanciato per la prima volta in regione negli anni '90 con l'etichetta del vignaiolo Luigi Cataldi Madonna, è stato messo al centro di un'operazione di ricerca seguita sul piano tecnico dall’equipe della facoltà di Scienze agrarie dell’università degli studi di Milano guidata dal professor Attilio Scienza. Un vigneto impiantato nel 2011 su un terreno di poco più di un ettaro, ad 860 metri sul livello del mare, terreno di montagna con abbondante presenza di scheletro, allevato a guyot semplice con sesto di 2 per 0.80 metri ed elevata densità d'impianto a 6250 ceppi per ettaro. Se 5925 sono di Pecorino, i restanti, con 146 per varietà, sono di Pinot nero, Riesling renano, Sylvaner verde e Veltliner. Altri obiettivi, spiega l'agronomo Antonio Sitti, rientrano in un progetto più ampio di sperimentazione, che parla anche il linguaggio della sostenibilità ambientale.
Se nel maggio 2012 una gelata ha fatto perdere un anno di attività al Vigneto Casadonna, oggi sono tutti entusiasti dei risultati ottenuti con la prima vendemmia dello scorso ottobre da cui è nato il nuovo Pecorino Igp Terre Aquilane 2013 Feudo Antico per Casadonna. «Amo i vini poco costruiti, sinceri, diretti, capaci di raccontare il territorio al quale appartengono» spiega Niko. «Questo progetto non nasce con un obiettivo commerciale, ma con l'auspicio che funga da case history per altri terreni in altitudine». Un vino inedito, non convenzionale, presentato in un'edizione limitata di 800 bottiglie che conta di raddoppiare nella successiva annata con la previsione di resa della vendemmia appena conclusa. «È un progetto audace», rilancia Andrea Di Fabio, direttore generale di Feudo Antico «e se le nostre attese erano elevate, oggi possiamo affermare che le prime bottiglie di questo Pecorino sembrano averle addirittura superate». Sul progetto si è espresso anche il professor Lucio Brancadoro, referente dell'equipe universitaria che ha curato il progetto sul campo, sottolineando che si tratta di una sperimentazione non limitata ai confini regionali: «I cambiamenti climatici in atto», riflette «pongono nuovi quesiti e sfide alle quali occorrerà rispondere, sperimentando nuove modalità di fare viticoltura adatte a un clima sempre più caldo».
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