«No ai tagli nell’ospedale» In 500 al corteo di protesta

Penne, alla manifestazione anche cittadini provenienti dai comuni limitrofi Cori e striscioni contro la chiusura del Punto nascite slittata di quindici giorni
PENNE. Dal medico, al fornaio. Dall'ingegnere, allo studente. Dalle mamme, alle ragazzine. In tantissimi si sono ritrovati, ieri pomeriggio, in piazza Luca da Penne per manifestare in difesa del presidio ospedaliero locale.
Dalla piazza principale del capoluogo vestino il lungo e rumoroso serpentone di protesta si è snodato fino all’ingresso dell'ospedale San Massimo. Cori, striscioni, slogan e tanta rabbia per l'imminente chiusura del Punto nascite della struttura sanitaria del San Massimo. Alla manifestazione di protesta, organizzata dal Movimento per la sanità vestina, hanno partecipato circa 500 cittadini anche provenienti dai Comuni limitrofi.
A preoccupare i più, oltre la già stabilita chiusura del Punto nascite, è che la riorganizzazione sanitaria decisa dalla Regione possa ridimensionare notevolmente la struttura ospedaliera pennese. Un depotenziamento che, a dire il vero, non si arresta da diversi anni e che ha portato l’ospedale vestino ad avere un minor numero di utenze e, dunque, minori prestazioni. «Chiediamo alla Regione», ha detto il portavoce del movimento di protesta Gabriele Frisa, «che il provvedimento di chiusura del Punto nascite venga immediatamente ritirato e che sull’ospedale del San Massimo si cominci davvero ad investire. Attendiamo risposte concrete anche per quel che riguarda il progetto di ristrutturazione da 12 milioni di euro che dovrebbe apportare sensibili migliorie all'attuale struttura. Quel che mi stupisce è che solitamente certe manifestazioni di protesta vengono promosse dalle amministrazioni cittadine, mentre oggi l'attuale governo pennese è stato rappresentato solo dall’assessore Gabriele Pasqualone. Mi viene da pensare che il Pd pennese sia solo a servizio dell'attuale governo regionale, un po' come accadeva gli anni scorsi con Chiodi e Forza Italia». Durante la manifestazione, tanti cittadini hanno preso la parola e hanno voluto far sentire il proprio dissenso.
«Il San Massimo», ha commentato Bruno Candeloro infermiere in pensione, «serve un bacino d'utenza troppo ampio per subire tutti questi tagli. La chiusura del Punto nascite metterà a rischio le partorienti e i nascituri dell'area vestina».
I manifestanti, dopo oltre un’ora e mezza di cori e proteste, si sono lasciati con la promessa di continuare a lottare per difendere la struttura sanitaria del San Massimo e tutti i suoi servizi. Di certo c'è che, almeno per quanto riguarda il Punto nascite, i giochi sono quasi chiusi. Da inizio dicembre, quasi sicuramente, non si nascerà più a Penne.
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