Nobile non risponde al gip Ma Cavallito lo inchioda: si riconosce in mezzo a mille

17 Febbraio 2023

Secondo gli inquirenti, l’ex ultrà biancazzurro era indebitato su due fronti: 35mila euro con il calabrese e 140mila con l’ex amico poi scampato agli spari

PESCARA. Si è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande del gip Giovanni de Rensis, Mimmo Nobile, il pescarese arrestato per aver ucciso a colpi di pistola l’architetto Walter Albi e ferito gravemente l’ex calciatore Luca Cavallito, il primo agosto dello scorso anno nel bar del Parco, su mandato di un esponente della ’ndrangheta, Natale Ursino, arrestato a Roma. «Nobile ha sempre negato», ha detto il suo avvocato Luigi Peluso, all’uscita dal carcere di Lanciano dopo l’interrogatorio di ieri , «di aver ucciso Albi e ferito Cavallito e noi ci impegneremo con tutte le nostre forze per dimostrare la sua estraneità».
«LO RICONOSCO» Ma Nobile è stato riconosciuto senza ombra di dubbio da Cavallito, scampato alla morte, del quale era amico stretto, prima di un litigio che li fece allontanare. Cavallito ha riconosciuto la sua voce quando, prima di sparargli altri due colpi, il killer disse: «questo è per te e per gli infami come te, così imparate a campare e a farvi li cazz avustre». E nel fornire altri particolari agli inquirenti, Cavallito si spinge oltre, affermando di averlo riconosciuto anche dalla camminata anche se era solito camuffarsi: «Io so come fare per non farmi riconoscere», disse una volta Nobile a Cavallito, «mi metto le fasce, con quelle sembra che ho 20 chili di meno». E rispondendo alle domande del pm Andrea Di Giovanni (che conduce l’inchiesta insieme al procuratore Giuseppe Bellelli e all’aggiunto Anna Rita Mantini) che gli mostra il video della sparatoria dice: «Sì, sì è tutto zoppo, lo riconosco...a camminare si riconosce in mezzo a mille persone. Ha scavalcato quell’aiuola, sembrava un elefante. Anzi, sei io fossi stato pure reattivo gli andavo incontro con il tavolino e non andava a finire così. Ma chi se lo poteva aspettare. Anzi ho dovuto far finta di morire. Io ero cosciente, avevo contato i colpi, erano finiti, l’ultimo mi è arrivato in bocca».
I DEBITI DI NOBILE Nobile, secondo la ricostruzione degli inquirenti, aveva contratto un debito di 35 mila euro con il calabrese Ursino, detto lo Zio, ed aveva accumulato negli anni un debito di 140 mila euro con Cavallito con il quale faceva affari anche in Spagna con la droga: debito confermato anche dalla sorella di Cavallito. Quindi, non potendo dire di no allo Zio che gli aveva dato il compito di eliminare Albi e Cavallito che si erano dimostrati inaffidabili ai suoi occhi, con quell’operazione Nobile avrebbe raggiunto un duplice vantaggio azzerando i suoi debiti.
LO SCOOTER E LA PISTOLA Altro elemento contro Nobile è quello scooter utilizzato per arrivare sul luogo dell’agguato, che sarebbe lo stesso usato nella rapina al Centro agroalimentare di Cepagatti dove venne portata via la pistola alla guardia giurata: lo stesso calibro usato per uccidere Albi che, secondo un complice della rapina, Renato Mancini, Nobile volle tenere per sé perché gli serviva. Quella moto venne notata dalle telecamere della zona passare due volte davanti al bar con le quattro frecce accese: contatto elettrico rilevato anche dalle telecamere esaminate per arrivare a individuare i responsabili della rapina. E il ritrovamento dei reperti in una zona impervia di Fontanelle (la moto con il problema delle frecce, un casco, un paio di scarpe, il castello di una pistola dello stesso calibro e un caricatore e un telefono Samsung) dimostra che a gettare quelle cose fra le sterpaglie era stato sicuramente uno che conosceva perfettamente quella zona, ma anche l’autore dell'agguato visto che il telefonino era quello sottratto a Cavallito e dai lui stesso riconosciuto.
ALBI E CAVALLITO In quel bar Albi e Cavallito stavano aspettando Ursino, atteso probabilmente con un altro pescarese, un pregiudicato molto noto alle cronache, diventato amico del calabrese in carcere, lo stesso che gli fece conoscere Nobile. E sullo sfondo del delitto una ragnatela di intrecci finanziari in cui era finito Albi con quell’affare londinese, non meglio delineato, che era diventato il suo punto debole nel quale si inserisce Ursino: foraggiare Albi con poche migliaia di euro e portarlo a compiere una missione con la sua barca per un trasporto transoceanico, probabilmente di un latitante al quale teneva molto la ’ndrangheta. Affare poi saltato per presunte incapacità di Albi e che avrebbero portato alla decisione di eliminare tutti e due. Ma Cavallito capisce la pericolosità del calabrese, e tenta di far recedere l’amico Albi dal continuare a trattare con lo Zio: «Stai attento non sai con chi ti stai mettendo: per quelli mille euro o un milione è la stessa cosa, quello che conta è l'onore». Ursino verrà interrogato per rogatoria a Roma tra oggi e domani.