«Noi autotrasportatori prigionieri dei cantieri»

14 Luglio 2020

Ci vogliono tre ore da Vasto a Teramo a causa dei restringimenti di carreggiata La perdita media giornaliera per un mezzo pesante è all’incirca di 1.500 euro

L’AQUILA. Per percorrere il tratto autostradale Porto Sant'Elpidio-Giulianova possono volerci anche tre ore. Più o meno lo stesso tempo se si viaggia da Vasto a Teramo. In condizioni normali, senza cantieri e restringimenti di carreggiata, un'ora è sufficiente.
L'incubo della A/14 Adriatica, per le ditte di trasporto abruzzesi, si è materializzato un anno fa ed, eccezion fatta per il periodo del lockdown, ha raggiunto picchi insostenibili, con costi aggiuntivi da sostenere che arrivano fino al 20% in più.
Un mezzo pesante fa registrare, incolonnamenti, mancati ritiri della merce e soste forzate, una perdita media giornaliera di 1.500 euro. Troppo, dicono le imprese che hanno un altro problema da affrontare, insieme ai bilanci: gli autotrasportatori sono ormai allo stremo.
CODE E DISAGI. «La situazione persiste ormai da un anno», spiega Antonio Di Nino, titolare della Di Nino trasporti di Pratola Peligna, «percorrere la A14 è un inferno, tra deviazioni e restringimenti di carreggiata a causa dei lavori in corso, con conseguenze pesantissime per gli autotrasportatori, che già sono alle prese con un mestiere durissimo. Nel pieno dell'emergenza Covid, ai mezzi pesanti è stato consentito il transito anche di sabato e di domenica. Inoltre, le auto non circolavano e questo ha alleggerito un po' la situazione, ma da fine maggio siamo ripiombati nell’incubo». I primi a pagarne le conseguenze sono proprio i camionisti, «poi le aziende», sottolinea Di Nino, «con i tempi di consegna che si dilatano e gli ordinativi che slittano. Infine, i clienti con la merce che arriva, spesso, in ritardo. Cosa chiediamo? Lavori celeri e lo sblocco del divieto di transito per i camion nel week end sull'Adriatica. Di tempo, fermi in autostrada, ne perdiamo davvero troppo».
1.500 EURO AL GIORNO. Tanto può arrivare a perdere un mezzo di trasporto pesante in un solo giorno. «500 euro per la sosta, se deve fermarsi perché non riesce a raggiungere per tempo la destinazione, e mille euro per il mancato viaggio, non potendo ripartire subito», afferma Luciana Ferrone, titolare della L-Transport di Pescara, presidente del Comitato imprenditoria femminile della Camera di commercio Chieti-Pescara e vice presidente nazionale di Impresa donna. «Il problema è molto serio», ammette Ferrone, «e si protrae ormai da troppo tempo. La nostra ditta ha uffici e un hub anche a Piacenza, oltre che in Abruzzo e, a volte, per raggiungere la sede in auto si impiegano dalle 9 alle 10 ore. Pensiamo cosa può essere per i mezzi pesanti che, quotidianamente, percorrono la A14».
Saltano consegne e slittano forniture, con costi tutti a carico delle aziende trasportatrici. «Il problema più grande», evidenzia Ferrone, «è che diversi clienti hanno la tassatività di scarico, come nel caso dei prodotti alimentari destinati ai centri commerciali. Lo scarico è programmato al mattino presto, ma se il mezzo arriva in ritardo slitta di un giorno. Anche il carico riprogrammato non viene effettuato e il cliente addebita costi e danni all'azienda che sta effettuando il trasporto».
DANNI AL TURISMO. «Troppe difficoltà per le imprese in Abruzzo», avverte Ferrone, «non è possibile trascinare oltre questa situazione. Occorrono soluzioni immediate. A Genova, dopo il crollo del ponte, la Regione Liguria ha risarcito le aziende di trasporto per i danni subiti. Non affrontare in modo deciso la questione A14 Adriatica significa chiudere gli occhi di fronte ad un problema che si ripercuote sulle imprese, ma anche sul turismo».
AUMENTO DEI COSTI. Rallentamenti e code dilatano a dismisura i tempi di percorrenza. «Tre ore da Vasto a Teramo», fa notare Domenico Tauro, titolare dell'omonima ditta di trasporti con sede a Castellalto, «ore e ore di lavoro perso, incolonnati sull'autostrada, che comportano un 20% in più di costi. Il mercato del trasporto merci alimentari e industriale sta subendo contraccolpi notevoli, siamo allo stremo, anche fisicamente. Il personale non riesce a reggere questi ritmi», aggiunge, «ogni 4 ore e mezzo bisogna fare una sosta di 45 minuti, per il rispetto delle leggi di guida. Ma quando si resta incolonnati nel traffico, ci si ferma alla prima piazzola di sosta, sul ciglio della carreggiata, o magari si è a pochi chilometri da casa, ma non si può rientrare perché è stato superato il limite massimo di guida o è scattato il fermo del fine settimana. Conviviamo quotidianamente con slittamenti e mancate consegne. Una situazione a cui va posto rimedio».
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