«Noi da 40 anni con i francesi» La lezione della Val di Sangro

31 Ottobre 2019

ATESSA. Dalla Valle del Sangro si guarda con apprensione e speranza alla trattativa su una possibile fusione tra i gruppi Fca (Fiat-Chrysler) e Psa (Peugeot-Citroen che ha acquisito recentemente...

ATESSA. Dalla Valle del Sangro si guarda con apprensione e speranza alla trattativa su una possibile fusione tra i gruppi Fca (Fiat-Chrysler) e Psa (Peugeot-Citroen che ha acquisito recentemente anche i marchi Ds, Opel e Vauxhall). E la prospettiva, da questa parte d’Abruzzo, che è poi il polmone industriale dell’export e dell’economia regionale sul fronte automotive, non è per nulla scontata. Perché nella Val di Sangro, ex “Valle della morte” salvata proprio dall'industrializzazione, la convivenza con i francesi di Psa dura da decenni e ha superato senza particolari scossoni la boa dei 40 anni. La storica partnership Fca-Psa venne siglata da Fiat Auto e Psa nel 1978 ed è stata prolungata fino al 2023. Un matrimonio che va a gonfie vele a giudicare dai numeri record che sforna lo stabilimento Sevel sud di Atessa, inaugurato nel 1981. La fabbrica del Ducato Fiat e dei furgoni, Peugeot Boxer e Citroen Jumper è tra i primi posti al mondo quanto a performance di lavoro, organizzazione e specializzazione nell'enorme gamma di versioni che riesce a realizzare, e si estende su un'area di 1,2 milioni di metri quadri di cui 344mila al coperto.
Lo stabilimento è attrezzato per soddisfare l'intero processo di produzione, dagli impianti di lastratura, alla verniciatura, al montaggio e vi operano circa 6.400 dipendenti, in pratica un vero e proprio “paese industriale”. Con il prolungamento della joint-venture si era già dovuta intensificare la capacità produttiva, arrivata, ormai da mesi, al suo picco massimo, 300mila veicoli l'anno, e prevedere nuove assunzioni e l’aumento dei turni di lavoro. «In 40 anni questa fabbrica ha generato sempre utili», interviene Domenico Bologna, segretario Fim-Cisl di Abruzzo e Molise «e se questa prospettiva dovesse diventare realtà per Sevel sarà sicuramente una manna dal cielo. Innanzitutto si evita l'incubo del dopo 2023, ovvero l'anno che decreta la fine della joint-venture, e poi si potrebbero creare nuove opportunità economiche. Psa avrebbe il vantaggio del mercato americano, dove Fca è forte, mentre Fca potrebbe godere delle tecnologie sull’ibrido e sulle versioni elettriche su cui Fca è ancora indietro. Non dimentichiamo che anche in Sevel dovrà essere realizzato il nuovo Ducato elettrico. L'ipotesi è dunque positiva, fermo restando che l'Abruzzo dovrà farsi trovare pronto in termini di infrastrutture, porto, banda larga, collegamenti, cosa che ormai ripetiamo da decenni». E che ne sarà dello stabilimento di Psa in Polonia che dal 2021 comincerà a produrre 100mila furgoni di grosse dimensioni l'anno? Per Nicola Manzi, segretario Uilm-Uil Chieti Pescara, se accordo ci sarà «non cambierà nulla per Sevel». «Resta fermo infatti il fatto che Sevel perderà la sua supremazia in Europa sul fronte dei furgoni commerciali leggeri su cui finora ha il monopolio, ma è chiaro che a livello globale la fusione produrrà dei vantaggi per entrambi i gruppi».
«In Polonia si produrranno furgoni di grosse dimensioni (la versione più lunga del Ducato ndc)», spiega Gianluca Gagliardi, Fismic Chieti «quindi Sevel non dovrà temere nulla con la fusione che significherebbe per l'Abruzzo una grandissima opportunità». «Non si possono fare previsioni in nessun senso», dichiara invece Alfredo Fegatelli, segretario provinciale Fiom, «se prima Sevel e Fca non forniscono un piano industriale. Ad oggi non abbiamo numeri. Non sappiamo cosa e quanto dovremmo produrre in Sevel e la sensazione è che si stia raschiando il barile su un prodotto che ancora tira. Possiamo solo aspettare».
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