«Noi, periferia di Pescara vecchia tra degrado, furti e aggressioni»

I negozianti della zona di San Cetteo organizzano una petizione per costituire un comitato cittadino Al Comune chiedono illuminazione, pulizia e rifacimento dei marciapiedi: «Ci sentiamo abbandonati»
PESCARA. Raccontano di «furti e aggressioni» che avvengono in pieno giorno dentro i negozi affacciati davanti alla cattedrale di San Cetteo. Mentre viale D’Annunzio dovrebbe essere conosciuta come la via degli artigiani. Operano da decenni in pieno centro storico, ma i commercianti di quella porzione di Porta Nuova si «sentono peggio che in periferia». E stanno organizzando una raccolta firme per «costituire un comitato cittadino che faccia arrivare la nostra voce fino in Comune» perché «ci sentiamo abbandonati, imprigionati in un pezzo di città degradata, sporca e senza decoro». Gli asfalti dei marciapiedi nel tratto di via D’Annunzio che fa angolo con via Bastioni e via Conte di Ruvo «sono stati rattoppati più volte». Inoltre «mancano panchine, verde, l’illuminazione è scarsa e di notte la zona, che comprende anche piazza Garibaldi, diventa terra di nessuno con bivacchi e clochard che dormono sulle panchine, oltre ai rifiuti dietro al mercato di via Bastioni». Sui resti di Santa Gerusalemme gli incivili si siedono sopra quei vetri che li custodiscono, perennemente offuscati dalla polvere e dalla noncuranza di chi dovrebbe vigilare sulla storia della città. E adesso c’è anche la novità della pista ciclabile, in corso d’opera davanti alle vetrine dei negozi del rione San Cetteo, a dividere gli animi. Il progetto piace ai gioiellieri Giulio e Adele Rolando, nel passato vittime di furti: «Sì, la ciclabile “scopre” le vetrine delle attività che invece resterebbero nascoste dalle auto in sosta». Almeno una decina di parcheggi (per ora selvaggi) che il tratto ciclabile inevitabilmente farà sparire, anche se qualcuno, come Rina Vernamonte, titolare di un negozio di articoli per bimbi, sostiene di aver ricevuto «da qualcuno di cui non ricordo il nome, rassicurazioni che si potrà parcheggiare ancora qui davanti». La commerciante, d’accordo con Nadia Ciampoli, suggerisce: «Potevano far scorrere la pista su questi grandi marciapiedi, lo spazio c’è». Marciapiedi su cui l’ottico Marco De Ritis non ha mai visto «lavori di rifacimento in 40 anni che sono qui». Franca De Lellis, 73 anni, ex “vendeuse” di Gucci e Ferrè, percorre ogni giorno quel tratto di marciapiede rabberciato, pieno di toppe e avvallamenti, per andare in cattedrale, al mercato, all’edicola: «Non sono mai caduta solo perché sto attenta a dove metto i piedi».
Il fioraio Mirco Faieta, all’angolo di via Bastioni da mezzo secolo, ha il dente avvelenato. Di cose da dire ne ha: «Noi qui siamo abbandonati, non avvertiamo la sensazione di essere quelli che realmente siamo: gli storici commercianti di Porta Nuova. Questo luogo dovrebbe essere affollato di turisti, illuminato a giorno. Invece le luci notturne sono fioche, ciò vuol dire mancanza di sicurezza; i bivacchi proliferano, manca l’arredo urbano, una panchina, il decoro, un dettaglio di bellezza. La pista ciclabile ci toglierà i parcheggi che per noi sono importanti per gli acquisti “a volo”. Forse viale D’Annunzio», azzarda il commerciante, «dovrebbe essere a senso unico in direzione nord-sud per migliorare la viabilità. Questa zona è sporca, vuota, degradata. Perché la gente dovrebbe passeggiare nel quartiere di Flaiano e D’Annunzio, se non trova l’attrattiva e il decoro degni di una città che aspira ad essere ad essere turistica? Stiamo organizzando una petizione per costituire un comitato e far sentire la nostra voce in Comune». È cristallina la voce di Desirèe De Petris, 39enne maestra del tatuaggio dello Studio 16. Col carattere di chi sa quello che vuole, la tattoo artist racconta «dell’aggressione, un po’ di tempo fa, di un balordo subita mentre ero da sola dentro al negozio e con i ragazzi ubriachi fuori dalle vetrine che mi hanno distrutto i vasi di fiori. Su questo marciapiede sapete quante vecchiarelle dobbiamo riacchiappare? Ci siamo pure dotati di kit di pronto soccorso per medicarle». Durante una pausa con l’amica, la psicologa del negozio, Manuela Del Gusto, originaria di Avezzano, analizza la situazione del quartiere e suggerisce: «Via D’Annunzio dovrebbe essere una strada dedicata agli artigiani, gli studenti universitari dovrebbero riqualificare la facciata della cattedrale, i turisti dovrebbero avvertire l’atmosfera di un vero centro storico, invece qui non esiste neppure un insegna che indichi dove si trova la casa del Vate».

