Non ammesse 19 liste su 45 Tutte convocate dai giudici

24 Agosto 2022

La Corte d’appello rileva errori che possono essere sanati: ecco l’elenco dei rimandati

PESCARA. Irregolarità da sanare. In due parole il verdetto degli Uffici elettorali per Camera e Senato che ieri sera, in Corte d’Appello all’Aquila, hanno dato il via libera a 26 liste su 45 convocando per oggi a mezzogiorno le altre 19 formazioni rimandate (12 per la Camera e 7 per il Senato) che, per essere ammesse al voto del 25 settembre, dovranno fornire controdeduzioni convincenti.
Per la Camera si tratta di Italia Sovrana e Popolare, Pensiero e Azione Ppa, Mastella Noi di Centro Europeisti, Unione Popolare con De Magistris, Alleanza Verdi e sinistra, Forza Nuova Apf, Alternativa per l’Italia no green pass, Sud chiama Nord, Gilet arancioni Unione cattolica italiana, Partito Animalista Ucdl 10 volte meglio, Forza del popolo, Referendum e Democrazia con Cappato. Al Senato invece troviamo: Pensiero e Azione, Noi di centro, Sud chiama Nord, Gilet arancioni, Partito Animalista, Forza del popolo, Referendum e Democrazia con Cappato, l’ultima a essere presentata con un invio attraverso un messaggio di posta elettronica certificata, alle 20,14 di lunedì, quindi oltre il limite massimo delle 20: due fattori ritenuti per ora irregolari. Ma alla lista che fa capo a Marco Cappato è stata allegata una memoria giuridica di quattro pagine in cui si sostiene che va bene anche presentare le liste via mail.
Le prime notizie trapelate nel pomeriggio di ieri riguardavano invece i promossi, in particolare le 11 liste della Camera ritenute subito in regola dai giudici aquilani che hanno inviato la comunicazione alla Cassazione: Italexit, Movimento 5 Stelle, Fratelli d’Italia, Vita, Impegno Civico, Forza Italia, Azione-Italia Viva, +Europa, Lega, Noi Moderati e Pd.
Sta di fatto che il primo verdetto dei giudici può togliere all’Abruzzo l’insolito primato di queste elezioni del dopo Draghi di diventare terra di conquista non solo per i candidati paracadutati, ma anche per micro-formazioni politiche, i partiti-cespuglio, che mirano a pescare voti in più regioni sperando di superare l’asticella del 3 per cento. Nulla è impossibile, anche se è poco probabile. Ma se una di questa formazioni-Lilliput dovesse raggiungere per grazia ricevuta una media nazionale sufficiente porterebbe a casa fino a nove deputati perché, nel caso della Camera, il calcolo percentuale non va fatto a livello regionale, come accade per il Senato.
Così sono spuntati in Abruzzo i Gilet Arancioni del generale Antonio Pappalardo, il Popolo delle partite Iva, Vita, Pensiero e Azione, Sud chiama Nord e il partito Animalista. Tanto per citarne alcuni. C’è però anche una seconda categoria di partiti in miniatura, quelli dell’un per cento inseriti in coalizioni.
Per loro anche una quota minima di voti, purché superi l’unità, vale oro, perché andrebbe ad arricchire il partito più votato della coalizione che in qualche modo deve ricambiare la cortesia. In Abruzzo, su un totale di 23 schieramenti politici scesi in campo da soli oppure in coalizioni, i cespugli sono più della metà. Quasi tutti finiti sotto la lente d’ingrandimento degli uffici elettorali per la Camera dei Deputati (presidente Armando De Aloysio, componenti Carla Ciofani e Laura D’Arcangelo) e per il Senato (presidente Silvia Fabrizio, componenti Alberto Iachini Bellisarii, Annamaria Tracanna, Domenico Canosa e Andrea Dell’Orso). Errori sanabili, dicono i giudici, riferiti alle firme raccolte da chi si affaccia per la prima volta sul palcoscenico della politica. Oppure irregolarità, anch’esse risolvibili, contestate a formazioni che hanno la deroga dalle firme, come in un caso quella riferita alla delega per la presentazione delle liste firmata dal capo politico. Così come c’è il caso di un candidato alla Camera che deve ancora compiere 25 anni, e quindi non ha l’età per diventare deputato. Partiti e partitini che hanno preso d’assalto l’Abruzzo sperando di staccare un biglietto per Roma ma che restano sulle spine. Almeno fino alle 12.
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