«Non intasate il pronto soccorso» Corridoio invaso dalle barelle

10 Febbraio 2021

Appello dei medici di famiglia ai cittadini: «Rivolgetevi prima a noi e stop alle diagnosi fai da te» Altri 44 contagi in città. Il primario Albani: «È peggio che a inizio pandemia, massima prudenza» 

PESCARA. «Stiamo peggio dell'inizio della pandemia» affonda il primario Alberto Albani, che non va troppo per il sottile sui sovraffollamenti nelle vie della movida e al pronto soccorso con i corridoi perennemente occupati da barelle e letti mai vuoti.
PRIMA DA NOI «Rivolgetevi prima al medico di famiglia, non andate a intasare il pronto soccorso» è l'appello di Nicola Grimaldi, rappresentante dello Snami, Sindacato nazionale autonomo dei medici italiani, ai cittadini che ricorrono immediatamente al presidio ospedaliero appena accusano un malore, anche lieve, che potrebbe essere individuato e curato anche dal medico generico.
STIAMO PEGGIO Appello che arriva nei giorni in cui il pronto soccorso dell'ospedale della Asl di Pescara registra il tutto esaurito di ingressi legati a «patologie respiratorie anche gravissime con ricoveri urgenti direttamente in Rianimazione, come accaduto oggi (ieri ndr) con un paziente. Registriamo quadri di polmoniti e malattie respiratorie molto brutti», rivela Albani che fornisce un’analisi spietati dei dati sui contagi e gli affollamenti in strada e in ospedale: «Stiamo peggio dell'inizio della pandemia».
NUMERI DA PAURA Ieri altre decine di ingressi al pronto soccorso con diagnosi di Covid per persone di tutte le fasce di età, tra cui diversi quarantenni. I numeri dei contagi rivelano ancora una volta una corsa inarrestabile del virus. Ieri in città i casi erano 44, 124 in provincia di Pescara, 14 al di sotto dei 19 anni, spesso studenti. Dall'inizio del mese di febbraio ad oggi sono stati 521 i contagi a Pescara, 989 nel mese di gennaio, per complessivi 1510 dall’inizio dell’anno. Non giovano «le scene da delirio in piazza come quelle a cui ho assistito personalmente», rimarca Albani, «capisco l'esigenza dei locali di dover far fronte ad economie sofferenti, ma non deve mai venire meno la responsabilità di ognuno». «Sabato sera alle 18», confessa il primario, «il centro cittadino era talmente affollato che io stesso sono rimasto imbottigliato, ed ero in motorino».
Quindi, il monito: «Nessuno dimentichi che i sanitari stanno combattendo da un anno contro il virus e sono stremati, non ce la fanno più. Tutti noi siamo stanchi e provati, per questo riteniamo incomprensibili quegli assembramenti. L'appello alla popolazione è: prudenza ai massimi livelli. Altrimenti, di questo passo non vedremo mai la luce».
È GUERRA Il pronto soccorso scoppia, ogni giorno è una guerra nella piccola sala d'attesa che fa fatica a contenere le richieste di aiuto, tra Covid e altre patologie. Urgono spazi più ampi: «Siamo quasi pronti col nuovo pronto soccorso, mancano gli arredi, ma dovremo farcela per marzo» rassicura Albani. Secondo il dottor Grimaldi, «è un'abitudine consolidata quella di andare sempre e solo al pronto soccorso al primo accenno di malore». «Adesso», rivela, «sono diventati tutti bravi pure a farsi le diagnosi da coronavirus, tanto che ci dicono: dottore non sentiamo più il sapore dei cibi, quindi ho il Covid sicuro». A giustificazione dei pazienti c'è la paura, quando non diventa panico allo stato puro, di aver contratto il virus senza saperlo. Oppure di non essere malato, ma i sintomi dicono il contrario.
A NOI I VACCINI «Passiamo le giornate a rispondere al telefono e a tranquillizzare i pazienti, che ci chiamano, trovano la linea occupata e vanno su tutte le furie» evidenza Grimaldi che insieme ai colleghi Silvio Basile, esponente del Sindacato medici italiani e Franco Pagano, Fimmg, tornano a chiedere ai vertici sanitari regionali un incontro per fare il punto sulle somministrazioni dei vaccini anti Covid. «Noi siamo pronti, aspettiamo che la Regione ci autorizzi», chiude Grimaldi.