«Non lavoriamo da un anno»: i negozianti scendono in piazza

Il popolo delle partite Iva pronta a manifestare il 10 marzo a Roma: fateci riaprire o moriremo di fame Chi non raggiungerà la capitale, abbasserà le serrande della propria attività in città in segno di protesta
PESCARA. «Ormai siamo agonizzanti, il rischio concreto è di morire di fame. O ci permettono di riaprire le attività e lavorare in sicurezza oppure risarcimenti subito per compensare tutti gli incassi perduti».
Un anno di pandemia ha «completamente annientato» interi settori merceologici, abbigliamento, calzature, ristoranti, pizzerie, palestre, lavoratori dello spettacolo, che hanno deciso di scendere in piazza per reclamare i loro diritti.
Il 10 marzo, in piazza del Popolo a Roma, ci saranno anche i pescaresi, un centinaio, alla manifestazione organizzata dal movimento “Partite Iva-Insieme per cambiare”che in Italia conta 400mila iscritti, di cui 2500 a livello regionale coordinati da Giuseppe Bucciarelli con Vito Tribuzio, responsabile per il Centro Italia.
Per «la prima volta uniti e coesi», afferma Bucciarelli, pescarese, professione immobiliarista, «gli imprenditori ormai allo stremo urleranno tutta la loro rabbia all’insegna del motto: riprendiamoci la libertà. Daremo un segnale forte alla politica che si rifiuta di ascoltarci».
Chi non sarà in piazza, abbasserà le serrande del negozio in segno di protesta. Da Pescara e da tutta la regione partiranno, all’alba di mercoledì 10 marzo, pullman e auto private per raggiungere l’epicentro del raduno delle partite Iva di tutta Italia coordinate da Angelo Di Stefano.
«La rabbia sta montando in tutto il Paese», incalza Bucciarelli, «ci sono attività che non riapriranno più, altre agonizzanti e prossime alla fine. Ristoranti, palestre, gioiellieri, abbigliamento, matrimoni: interi settori paralizzati con i ristori che arrivano a singhiozzo e che non bastano mai». Alcuni esercenti li hanno ricevuti a marzo e poi a dicembre, ma nel mezzo ci sono le spese, bollette, affitti, che corrono rapidamente e a cui i negozianti e gli imprenditori non riescono a far fronte. «Ho ricevuto 4500 euro in un anno» rivela Alessandro D’Amico, rappresentante dell’associazione e titolare di un birrificio in centro, «il settore del food è allo sbando, abbandonato, i risarcimenti non bastano neppure a pagare un mese di affitto. Per di più si sta delegando ogni responsabilità ai gestori».
I quali non sempre rispettano le regole del distanziamento. Prova ne è stata la folla incontrollata della movida di qualche sabato fa, a piazza Muzii e dintorni, che sgomitava tra un tavolo e l’altro . «È vero», ammette Bucciarelli, «qualcuno non rispetta le prescrizioni, ma noi incitiamo sempre gli esercenti a comportarsi correttamente. I furbetti ci sono e i giovani non sempre si rendono conto delle conseguenze di un contagio». Nel frattempo le partite Iva «stanno andando sotto terra, cercano di recuperare quel che possono, ma siamo senza tutele. Nessuno ci aiuta». Allora, che fare? «Ai governanti, che cercheremo di incontrare nella capitale, chiederemo regole certe e chiare. Vogliamo che ci facciano riaprire le attività e tornare a lavorare in sicurezza. Ma se vogliono tenerci chiusi, devono risarcire completamente i danni causati da un anno di stop totale».

