Novantenne chiuso in casa Il Comune: no all’ascensore

Stop all’intervento in via Isonzo dove vive un invalido che non può uscire da anni Ieri, però, è stata approvata in Consiglio la delibera che sbloccherebbe i lavori
PESCARA. È una matassa che non si sbroglia, anzi è sempre più ingarbugliata. Nel condominio di via Isonzo 21 l’abbattimento delle barriere architettoniche, attraverso la realizzazione di un ascensore, appare un'impresa impossibile e Guglielmo Scartozzi, 93enne, invalido, continua a vivere recluso nel suo appartamento, al terzo piano, non avendo la possibilità di salire e scendere le scale. Non esce da quattro anni e quando, a maggio, la situazione sembrava avviata a soluzione con l'inizio dell'intervento per l'ascensore, un po’ alla volta sono spuntati problemi.
«I lavori sono stati sospesi dal Comune a settembre per via di uno o due centimetri in difetto di una rampa di scale, tagliata nell’ambito del progetto», spiegano dal condominio. «È stata quindi presentata una Scia in sanatoria rispetto alla quale il Comune ha chiesto chiarimenti e poi, prima ancora che trascorresse il termine dei 30 giorni concessi per fornire i chiarimenti stessi, è arrivata un'ordinanza del Comune (del 18 novembre) che dispone la demolizione delle opere difformi e il ripristino dello stato originario del vano scale».
Il caso era stato preso a cuore dal sindaco Alessandrini e dal vice sindaco Del Vecchio, che il primo ottobre hanno fatto visita all'anziano annunciando la volontà di cercare una soluzione per arrivare alla realizzazione dell’ascensore. «La via d'uscita, ci era stato annunciato, doveva essere la modifica di un Regolamento comunale che avrebbe consentito, per via dell’adeguamento ai parametri nazionali della larghezza minima delle scale, l’installazione dell’ascensore e l'abbattimento delle barriere architettoniche». Il tanto atteso via libera del Consiglio comunale alla delibera c'è stato ieri, in aula, e questa novità «ci consentirebbe di risolvere il problema, se nel frattempo lo stesso Comune non avesse imposto la demolizione delle opere», dicono sempre dal condominio dove l’arrivo dell’ascensore è stata votata a maggioranza (ma poi qualcuno avrebbe presentato un esposto). «Ci sembra assurdo che, da una parte, la politica abbia portato avanti la modifica al Regolamento e, dall'altra, la burocrazia abbia imposto uno stop ai lavori. Ci troviamo nella situazione assurda in cui dovremmo smantellare tutto e poi ricominciare da capo in base alle novità introdotte dalla delibera». L'auspicio è che «venga ritirata l'ordinanza di demolizione, ingiustificata e anacronistica, altrimenti ci aspetta il Tar».
La situazione è «complessa», dice il vice sindaco. Impossibile transigere sui numeri: «I dati inseriti nel progetto per la modifica delle scale devono essere corrispondenti ai lavori realizzati. Se i valori corrispondono non ci sono problemi», aggiunge Del Vecchio tagliando corto. Chiede invece il applicare il «buon senso» Claudio Ferrante, dell'associazione Carrozzine determinate che nei mesi scorsi ha sollevato il caso dell’isolamento di Scartozzi dicendosi pronto a farlo esplodere a livello nazionale perché è «uno scandalo». «La burocrazia», commenta Ferrante, «non può tenere in galera delle persone perché sono disabili. Nonostante ci siano delle sentenze che parlano in maniera chiara di quei centimetri contestati dal Comune, si è arrivati all’ordinanza di ripristino dello stato originario del vano scale». Ma una soluzione c'è già, per Ferrante, ed è la delibera di ieri. «A seguito di questo provvedimento, di cui mi congratulo con il Comune e che abbiamo inseguito per due anni, chiediamo che si metta la parola fine a questa storia e si consenta a Scartozzi di entrare e uscire liberamente. Smettiamola di giocare con i diritti delle persone e di lavorare come burocrati con il prosciutto sugli occhi: ora vediamo di rendere esecutiva la delibera e di capire cosa si può fare. Non arriviamo alla follia».
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