«Nove ore di attesa al pronto soccorso»

Il sindacalista Coccia protagonista della giornata da incubo insieme a decine di altri pazienti: sembrava un girone infernale
PESCARA. Giornata campale quella di ieri al pronto soccorso dell’ospedale Spirito Santo con lunghe attese per decine di pazienti, alcuni dei quali arrivati la mattina presto, sono usciti dalla struttura sanitaria nel tardo pomeriggio. In molti, in particolare diversi anziani, sono stati costretti ad attendere ammassati nel corridoio su barelle e sedie a rotelle. Tra i testimoni di quella che non ha difficoltà a definire come «una situazione da girone dell’Inferno», è stato Umberto Coccia, coordinatore territoriale del sindacato Cisl di Pescara, che è entrato in pronto soccorso ieri mattina alle 8,30 con la figlia per uscirne solo poco prima delle 18, dopo aver atteso per quasi sette ore una Tac, nonostante i primi esami e prelievi siano stato eseguiti rapidamente. «Poi», racconta il sindacalista, «un’infermiera ci ha detto che sarebbe stato necessario attendere almeno 3, 4 ore per la Tac, ma alla fine abbiamo dovuto aspettare quasi il doppio del tempo».
Coccia, da sindacalista, analizza la situazione del pronto soccorso difendendo l’operato di chi lavora all’interno: «La struttura purtroppo non è più sufficiente ormai, visto l’alto numero di accessi che registra ogni anno. Ho visto tante persone, molti anziani ammassati nei corridoi e sono stati così, in questa condizione per ore, tra chi aveva dolori, chi non riusciva a respirare e chi aveva necessità di andare in bagno. Sembrava un girone dell’Inferno. A un certo punto non riuscivano a passare nemmeno le barelle. Ho parlato con un medico o un tecnico per far presente come la situazione fosse insostenibile, ma gli operatori sono costretti a una pressione continua. Inoltre non c’è nessuno che faccia il filtro per capire chi abbia prima necessità di intervento rispetto ad altri. La sanità purtroppo fa acqua da tutte le parti, c’è una carenza degli organici, i piccoli ospedali sono stati depotenziati, la medicina territoriale non decolla e tutti si rivolgono all’ospedale. Ci hanno detto che una delle Tac non funzionava. Ma ci vuole il personale per far funzionare tutta la macchina. Non oso immaginare che cosa accadrà in agosto con le ferie. Siamo usciti dal commissariamento», rimarca il sindacalista, «ma di fatto siamo ancora nel piano di rientro, e quindi se quest’anno hai un costo per il personale di 100 milioni di euro, se qualcuno va in pensione si può assumere la metà di coloro che sono stati pensionati. Altro problema è quello degli infermieri interinali che passano da un reparto all’altro senza continuità quando un infermiere deve avere una continuità e un’esperienza specifica. Il direttore del pronto soccorso Alberto Albani conferma la giornata di difficoltà vissuta ieri: «Il problema principale è quello di un iperflusso legato al fatto che d’estate, con i turisti, aumenta la popolazione e siamo l’unico pronto soccorso che lavora a questi ritmi. Una delle due Tac, poi, non era funzionante e manca qualche specialista». Solo ieri mattina gli accessi hanno registrato una ventina di codici gialli, 35 verdi e un paio di bianchi e nel pomeriggio 8 gialli e 25 verdi. «Purtroppo ci sono disagi che comprendiamo», conclude il direttore, «i pazienti gravi passano rapidamente, ma il 50 per cento sono pazienti che potrebbero essere dirottati a medici di base, distretti sanitari e ambulatori».
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