Nuova Pescara, D’Alfonso cambia la sfida: «La vera vittoria è il 2027»

Dopo la provocazione di Masci, il deputato dem lancia l’idea delle “primarie”: «Non per una contesa personale, ma come confronto programmatico aperto»
PESCARA. Nessun guantone da boxe calzato a ventitré anni di distanza, nessuna nostalgia per il 2003. Luciano D’Alfonso risponde al guanto di sfida lanciato sul Centro dal sindaco Carlo Masci di Forza Italia per la futura guida della Nuova Pescara. D’Alfonso. Masci ha fatto il passo: «Se D’Alfonso si candida, lo faccio anche io se la mia coalizione lo vuole». Un duello per tornare in campo in «tutta un’altra partita rispetto al 2003» quando i due si contesero la fascia tricolore di Pescara. E D’Alfonso risponde: «Sulla parte “erotica” della dichiarazione del sindaco voglio essere chiarissimo: io non intendo prestare il fianco a questa personalizzazione», chiarisce subito l’ex governatore di Regione e attuale deputato del Pd. «Vorrei evitarlo proprio per non dare l’impressione che una città nuova e ambiziosa si presenti, ventitré anni dopo, catturata e sequestrata dagli stessi due protagonisti del 2003. La Nuova Pescara ha il dovere e il bisogno di esprimere almeno dieci nuovi candidati sindaci all’altezza della sfida metropolitana».
Per smontare la narrazione della “rivincita” proposta dal primo cittadino di Forza Italia, il dem ricorre a una metafora, come sua consuetudine dialettale: questa volta descrive un matrimonio sgangherato. «C’è una sposa, che si chiama Pescara Nuova. Nel 2023 i suoi “genitori” hanno fissato la data delle sue nozze al primo gennaio 2027, prendendosi quattro anni di tempo per preparare il matrimonio. A pochi mesi dall’appuntamento in chiesa però si rendono conto che nessuno, genitori compresi, ha organizzato quel matrimonio: non hanno comprato i confetti, non hanno mandato gli inviti, nessuno ha bloccato il ristorante, e non hanno neanche preparato la casa che avrebbe dovuto accogliere la futura vita degli sposi».
In questo scenario, attacca D'Alfonso, l’atteggiamento di Masci appare del tutto fuori bersaglio: «Si presenta un candidato al matrimonio, il sindaco Masci, che si è già seduto davanti all’altare, certo di essere lo sposo che convolerà a nozze senza essersi occupato dei preparativi, e si è messo i guantoni da boxe, sicuramente troppo larghi e cadenti, pronto a colpire chi tenterà di sedersi al suo posto».
Il deputato dem respinge con fermezza le accuse di immobilismo relative al periodo della sua presidenza in Regione, restituendo le critiche al centrodestra e denunciando la tentazione, da parte della maggioranza, di far slittare ulteriormente la nascita del nuovo comune. «Chi doveva decidere, con la complicità dei propri alleati in Regione, aveva già in testa la scorciatoia del rinvio al 2029, per avere altri due anni utili a gestire l’ordinario e l’effimero», incalza D’Alfonso. «Per costruire Pescara Nuova occorrono risorse: personalmente ho lasciato nel cassetto 105 milioni di euro, di cui i primi 5 milioni destinati a organizzare e retribuire la squadra chiamata a gettare le fondamenta della nuova città. A oggi registriamo solo i 96mila euro assegnati come borsa di ricerca all’Università d’Annunzio e la produzione di quattro volumi enciclopedici da parte della struttura tecnica che si limitano a descrivere lo stato dell’esistente. Stiamo ancora aspettando di leggere un solo progetto sul futuro».
Nessuno scontro ad personam all'orizzonte, dunque. D'Alfonso apre al massimo alla possibilità di una consultazione democratica di coalizione, ma a condizioni ben precise e non personalistiche. «Al massimo potrei accettare l'idea di elezioni primarie: non per una contesa personale, ma come confronto programmatico aperto per spiegare ai cittadini cosa non è stato fatto in questi anni e cosa deve essere fatto domani, passando poi il testimone, dopo le primarie, ai candidati effettivi della nuova stagione».
Infine, la stoccata finale con cui il dem chiude il perimetro dell'ennesimo scontro sul futuro amministrativo dell'area metropolitana: «La sfida che interessa a me non è D’Alfonso contro Masci: è il 2027 contro il 2029. È il coraggio di decidere contro il comodo alibi del rinvio. Se il primo cittadino in carica freme per misurarsi, ci dica quali atti concreti metterà in campo da domani affinché il rinvio non si trasformi nel parcheggio delle proprie responsabilità: la Nuova Pescara non può essere lasciata in doppia fila mentre la politica discute di chi debba stare al volante. Oggi non sfidiamo persone, ma sfidiamo il calendario e i programmi: la vera vittoria è contro il tempo che passa».
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