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1 settembre

1 Settembre 2026

Oggi, ma nel 1975, a Galliate, in provincia di Novara, nella discarica di Varallino, non distante dal santuario di San Pietro in Vulpiate, venivano rinvenuti i resti di Cristina Mazzotti, detta “Cri-Cri”, milanese di 18 anni, studentessa del liceo classico Giosuè Carducci, sequestrata a scopo d’estorsione il 30 giugno notte a Eupilio comasco, a ridosso della villa di famiglia, morta per overdose di Valium somministrato quotidianamente, per tenerla sedata, per 27 giorni, dalla banda capeggiata da Giuliano Angelini. Per il rilascio della ragazza, figlia di Elios Mazzotti, mediatore d’import export cerealicolo dall'Argentina, era stato pagato il riscatto d’un miliardo e 50 milioni di lire quando già la malcapitata era spirata.

Sul decesso (nella foto, particolare, il luogo del ritrovamento del cadavere, Giornalfoto, dal settimanale “Vanity Fair” del 25 settembre 2024, a corredo del pezzo, a firma di Monica Coviello, intitolato “Cristina Mazzotti, dopo 49 anni si riapre il processo per il sequestro e l’omicidio della 18enne chiusa in una buca”) erano gravate anche le misere condizioni di detenzione nella cascina Padreterno di zona Buzzurri di Castelletto sopra Ticino, sempre nel novarese. I rapitori l’avevano segregata nell’angusta buca con pareti di cemento creata all’interno del garage, profonda 1.45 centimetri, lunga 2.65 metri, larga 1.55, da cui fuoriusciva il boccaglio di plastica per respirare lungo appena 5 centimetri. Era stata nutrita con due panini al giorno. Il fattaccio, destinato ad entrare nella storia della nera del Belpaese, destava enorme clamore nazionale.

E rappresentava il caso della prima donna rapita nella Penisola dalla criminalità organizzata d’origine meridionale come strategia d’autofinanziamento dell’infiltrazione nell’attività strategica del movimento terra. Il 30 maggio 1980 il già menzionato Angelini, Libero Ballinari, Gianni Geroldi e Achille Gaetano verranno condannati, in via definitiva, all’ergastolo, dopo il passaggio in Corte di cassazione. Poi 30 anni a Francesco Gattini e a Nino Giacobbe. Quindi 25 a Loredana Petroncini e 18 a Rosa Cristiano, 28 a Bruno Abramo e ad Alberto Menzaghi, 25 a Giuseppe Milan, 20 a Vittorio Carpino, 3 e 8 mesi a Luigi Gnemmi. Il 17 luglio ’80, a Lugano, verrà confermato l’ergastolo per il ticinese Ballinari anche dalla giustizia elvetica. Il 4 febbraio 2026, inoltre, in primo grado, dalla corte d’assise di Como, verranno condannati all’ergastolo anche Demetrio Latella e Giuseppe Calabrò, ritenuti esponenti della ‘Ndrangheta, per aver materialmente partecipato al ratto di Cristina.