31 agosto

Oggi, ma nel 1943, a Pescara, alle 13.20, si compiva il primo bombardamento aereo, da parte di quattro ondate di B24 Liberator statunitensi del 376° avio-raggruppamento, nel tentativo di bloccare la comunicazione ferroviaria dei nazisti sia sulla linea adriatica che verso la Capitale, danneggiando anche il Palazzo del governo, colpendo le aree tra via Nicola Fabrizi e via Firenze, causando 1900 vittime. Seguiranno altre quattro piogge di ordigni dal cielo che martorieranno la città strategicamente: il 14 settembre, il 17, il 20 e l’8 dicembre, sempre dello stesso anno. L’8 febbraio 2001 arriverà per la municipalità guidata dal primo cittadino Carlo Pace la medaglia d’oro al merito civile, che sarà conferita dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, proprio per il bilancio di vite spezzate in quel contesto del secondo conflitto mondiale.
Che ammonteranno, complessivamente, a 3900. E gli edifici distrutti saranno in totale 1265. Le 341 bombe ad alto potenziale incendiario scese dall’alto il 14 settembre dai 37 bombardieri a stelle e strisce finiranno per danneggiare, oltre a via Ravenna (nella foto, particolare, il cratere lasciato dalla deflagrazione), Corso Umberto I, corso Vittorio Emanuele II, via Bologna, anche il centro storico posto sulla sponda sud del fiume. Pescara annovererà il 78 per cento degli edifici dell’area centrale reputati inagibili. Particolarmente la zona interessata si spopolerà per evitare ulteriori vittime dando seguito a sfollamento verso centri minori del circondario. Tutta la vicenda verrà rievocata anche dal giornalista pescarese Marco Patricelli nelle 363 pagine del volume “L’Italia sotto le bombe: guerra aerea e vita civile 1940-1945”, che sarà pubblicato dalla casa editrice Laterza, di Roma-Bari, nel 2007.
Le esplosioni riportavano alla mente anche l’attacco dell’aviazione austro-ungarica del 4 maggio 1917, contro la stazione di Castellammare Adriatico, quando ancora le due anime della realtà amministrativa pescarese non erano state assoggettate all’unificazione del 3 gennaio 1927, sempre mirando a ledere le infrastrutture per i treni, lasciando esanimi a terra tre malcapitati. Ovvero: Giuseppina D’Emilio, Giulia D’Agostino e Maurizio Valentini. L’episodio, ricordato dalla targa apposta il 3 giugno 1917 sulla facciata del vetusto Ferrhotel di corso Vittorio Emanuele II per volere della giunta capitanata dal sindaco Carmine Fusilli, aveva indirizzato, il 25 giugno 1928, l’edificazione del Campo di fortuna, che poi diverrà il più attrezzato Aeroporto d’Abruzzo, dislocato sulla via Tiburtina.

