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30 agosto

30 Agosto 2026

Oggi, ma nel 1860, a Soveria Mannelli, in provincia di Catanzaro, il distaccamento locale dell’esercito borbonico, composto da 10mila militari e guidato dal generale Giuseppe Ghio, si arrendeva al contingente delle camicie rosse garibaldine, agli ordini dl parigrado Francesco Stocco, senza combattere e cedendo le armi. L’azione senza spargimento di sangue (nella foto, particolare, opera dell’illustratore statunitense d’origine tedesca Thomas Nast, considerato il padre del fumetto americano, per la rivista “The Illustrated London News” mentre era al seguito di Giuseppe Garibaldi, riprodotta in una cartolina celebrativa della resa), che decretava di fatto la fine della resistenza delle forze di re Franceschiello, era stata resa possibile dall’azione diplomatica del pittore Eugenio Tano e del prete Ferdinando Bianchi.

L’Eroe dei due mondi poteva impossessarsi di 10mila fucili, 12 cannoni, 300 cavalli, più altro prezioso materiale bellico e un ingente numero di muli necessario per trasportarlo. Ghio, palermitano, classe 1818, il 7 settembre, data dell’ingresso di “Peppino” a Napoli, verrà nominato comandante della piazzaforte partenopea di Castel Sant’Elmo sancendo, di fatto, il passaggio dell’alto ufficiale nelle file dei volontari a favore dell’unificazione nazionale. Ma verrà destituito dall’incarico a fine novembre per placare il malcontento popolare che lo riteneva coinvolto nella repressione costata la vita, il 2 luglio 1857, a Sanza, in quel di Salerno, a Carlo Pisacane, vero ideatore della spedizione di Sapri del 28 giugno 1857. Di più, ritenuto universalmente emblema del traditore risorgimentale del Mezzogiorno a cavallo della spedizione dei Mille, sostanzialmente per essere passato senza alcuno scrupolo dal servire in divisa i Borboni al mettersi a completa disposizione dei Savoia, Ghio verrà ritrovato cadavere, verosimilmente assassinato, il 24 gennaio 1875, in zona Ponti Rossi, sotto le arcate dell’acquedotto augusteo.