Nuova Pescara, l’ipotesi del 2027 «Vogliono salvare i loro privilegi»

22 Marzo 2022

È arrivato un coro di no al rinvio della nascita della città ventilato dal centrodestra durante un vertice Costantini e Sottanelli (Azione): «Si nomini un commissario». Corneli (Federmanager): «Basta ritardi»

PESCARA. È un coro unanime quello contro il possibile slittamento della Nuova Pescara al 2027, ipotesi ventilata in un vertice di centrodestra nei giorni scorsi. La legge istituisce il nuovo Comune entro il primo gennaio 2023, con possibile slittamento al 2024, «con deliberazione di maggioranza dei due terzi», ricorda Carlo Costantini, consigliere comunale di Azione e padre fondatore del progetto. «Eventuali ritardi devono essere superati con la nomina di un commissario ad acta e non con ulteriori rinvii. Di conseguenza, gli eletti del centrodestra in Regione devono dare attuazione alla legge». Secondo l'esponente di Azione dietro l'ipotesi di rinvio ci sarebbe la Provincia di Pescara. «Se il centrodestra nel 2024 perderà il presidente appena eletto (attualmente il sindaco di Montesilvano, che a seguito della fusione non potrà ragionevolmente essere rieletto), la responsabilità sarà di chi ha ritenuto di potergli affidare questa carica. E se chi lo ha fatto ha pensato di potere risolvere il problema cambiando la legge regionale, si è sbagliato di grosso» dice Costantini.
Per il segretario regionale di Azione, Giulio Cesare Sottanelli, bisogna accelerare perché il progetto produrrà «immensi vantaggi. Sono previsti maggiori trasferimenti statali a favore dei Comuni che adottano la fusione; l’accesso ai fondi Pnrr sarebbe più favorevole; la spesa corrente si abbatterebbe dell’11 per cento; assisteremmo a un'enorme semplificazione amministrativa per persone e imprese».
Il rinvio di altri 5 anni servirebbe a proteggere la posizione del presidente della Provincia anche per l'associazione Nuova Pescara che invita il presidente della giunta regionale Marco Marsilio a «nominare un commissario ad acta». Florio Corneli, presidente di Federmanager Abruzzo e Molise, chiede con urgenza «un confronto con Marsilio e con tutte le forze politiche abruzzesi». «Per la Brexit», dice, «gli inglesi ci hanno impiegato un anno, per unire tre città ce ne vogliono 13? Non scherziamo. È chiaro che si tratta di un rinvio teso a far saltare la fusione sancita dal referendum del 2014. Per i cittadini il danno sarà enorme. Per il beneficio di pochi, si toglie la possibilità di sviluppo a un territorio intero. A distanza di 8 anni dal referendum per la fusione, ci saremmo aspettati una progettualità seria invece di uno stancheggio atto a salvare i privilegi di alcuni politici». Nino D'Annunzio, dell'associazione Verso Nuova Pescara, si rivolge direttamente al presidente della Regione: «Noi crediamo nell'onorabilità di Marsilio, che pubblicamente ha annunciato di vigilare sul rispetto della legge».