Nuova Pescara, oggi si decide sul rinvio Ma non c’è l’accordo

17 Ottobre 2022

Il centrodestra pronto ad andare avanti: fusione nel 2024 Ma Montesilvano e Spoltore frenano: «Sì, ma nel 2027»

PESCARA. Comincia questa mattina alle ore 8.30 la sfida per spostare l’entrata in vigore della Nuova Pescara al 1° gennaio del 2024, un anno più tardi rispetto alla scadenza fissata nel 2018. Un anno in più per tentare di recuperare il tempo perso finora senza l’unione di un servizio. E la politica pescarese spiega i perché del ritardo accumulato: «Emergenza Covid», con l’impossibilità di fare le riunioni, e «inerzia della Regione» che non ha trasferito un contributo straordinario di 300mila euro «per incentivare e supportare» la fusione tra Pescara, Montesilvano e Spoltore. Arriva in consiglio comunale la «proposta di differimento dell’istituzione» del Comune unico e l’amministrazione Masci è già pronta a votare sì: per il sindaco Carlo Masci (Forza Italia) e per il presidente del consiglio comunale Marcello Antonelli (Lega), un anno in più basta per arrivare alla fusione e realizzare una città da 191mila abitanti.
NON C’è L’ACCORDO Ma per portare il termine al 2024 serve il sì dei due terzi di tutti i consigli comunali e non è detto che Montesilvano e Spoltore si allineino alla proposta di Pescara: i sindaci di Montesilvano, Ottavio De Martinis della Lega, e di Spoltore, Chiara Trulli del Pd, premono per uno spostamento al 2027 e potrebbero far saltare il banco. Cosa può accadere? Che le tre amministrazioni non trovino un accordo è più di una possibilità, anzi per ora sembra quasi scontato: i presidenti del consiglio di Montesilvano e Spoltore, Ernesto De Vincentiis di Forza Italia e Lucio Matricciani del Pd, dicono che il rinvio di un anno sarebbe «inutile». Anche perché, così la pensa Matricciani, «in 4 anni non abbiamo prodotto nulla».
«INERZIA DELLA REGIONE» Spettatore di questa diatriba, ancora prima del tentativo di uniformare gli statuti e i servizi delle tre città, è la Regione: il centrodestra del presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri (Forza Italia) ha pronta una proposta di modifica alla legge regionale del 2018 che contiene il rinvio dell’istituzione della Nuova Pescara al 1° aprile 2027, ma solo se i tre Comuni dimostreranno di aver raggiunto risultati precisi entro il 30 novembre del 2023 e cioè il 50% dei servizi in forma associata e la proposta di statuto; in caso contrario, il nuovo Comune verrebbe istituito entro il 1° aprile 2024, con la nomina di un commissario ad acta. L’ultima relazione approvata dall’assemblea dei tre Comuni dice che non è stato fatto praticamente niente. Ma perché dal referendum del 2014 – il sì vinse con il 64% dei voti – non è stato fatto niente? La bozza di delibera oggi al voto lo spiega così: «L’emergenza pandemica ha impedito il proficuo e tempestivo lavoro degli organismi collegiali della fusione». E poi: «Non è stato erogato il contributo regionale di 300mila euro disposto dalla legge regionale 26/2018 al fine di incentivare e supportare l’esercizio associato delle funzioni, formalmente richiesto alla Regione con molteplici note congiunte sindacale». Quindi, dice l’amministrazione Masci, «l’inerzia della Regione, non avendo trasferito le risorse del contributo straordinario e non avendo convocato incontri operativi, ha contribuito a rallentare le iniziative amministrative prodromiche alla fusione».
«DIFFICOLTà TECNICHE» Ma, dice ancora la delibera, sull’unione non si può più tornare indietro: «Il processo di fusione è ormai ineludibilmente tracciato», anche se è un percorso in salita «nella consapevolezza delle difficoltà tecnico-organizzative connesse a una fusione che, sotto il profilo demografico, corrisponde alla più grande mai realizzata in Italia».