Nuova Pescara, sì al rinvio: la palla passa alla Regione

L’Assemblea costitutiva vota la relazione: «Non ci sono i tempi per la fusione». Ecco tutti i dettagli
PESCARA. «L’ho pensata unita, l’ho sognata grande». Lo diceva il Vate, Gabriele d’Annunzio, e adesso lo dicono anche i tre Comuni, Pescara, Spoltore e Montesilvano, che ieri pomeriggio, in una seduta dell’Assemblea costitutiva quasi lampo, ha dato parere favorevole alla relazione tecnica del processo di fusione. In sostanza, i Consigli comunali dei tre Comuni protagonisti della fusione, in programma il 1° gennaio 2027, adesso convengono tutti verso una direzione: il rinvio della Nuova Pescara a nuova data. Che sia 31 dicembre 2027 o 2028 ora questo tocca al Consiglio regionale che ha nelle mani la sorte della grande città di quasi 200mila cittadini. La partita ora si gioca in Emiciclo.
Con 38 voti favorevoli, 12 contrari e un astenuto è stata approvata la relazione conclusiva sul processo di fusione predisposta dal responsabile dell'Ufficio di fusione Fabio Zuccarini, che certifica l’impossibilità, allo stato attuale, di completare il percorso nei tempi fissati dalla legge regionale e indica la necessità di un «differimento tecnico». Zuccarini ha detto chiaramente che «ad oggi non sussistono le condizioni tecnico-giuridiche» per l’attestazione. Servizi strategici come gestione dei rifiuti, tributi, polizia locale, urbanistica e sociale risultano ancora gestiti in autonomia dai singoli Enti. La relazione avverte che la transizione forzata «sconterebbe gravi rischi di continuità amministrativa» ed operative stasi di sistema. Pesa la frammentazione contrattuale con «scadenze pluriennali fino al 2028-2036» e la presenza di «ecosistemi informatici non interoperabili». Per scongiurare il caos, l'Ufficio sollecita la politica a «promuovere un differimento tecnico del termine di nascita del nuovo Ente».
Zuccarini manda un messaggio trasparente anche alla Regione e chiede di raccordare l'istituzione formale ai reali tempi di riorganizzazione dei servizi. Evitare strappi burocratici tutela «il benessere dei cittadini e garantisce piena continuità alle attività economiche del territorio». Approvata la relazione e il suo indirizzo, è stato bocciato, con 38 voti contrari, 11 favorevoli e 2 astensioni, l'emendamento presentato da Carlo Costantini, promotore del referendum del 2014 sulla fusione, che chiedeva di prendere atto del mancato raggiungimento delle condizioni previste per la fusione e di sollecitare la Regione a esercitare il potere sostitutivo previsto dalla normativa. A prendere il microfono in aula sono stati i consiglieri Paolo Sola (M5S) e Massimiliano Di Pillo (Pettinari Sindaco) che hanno parlato di «un fallimento politico», attaccando l’attuale governo regionale.
Tre posizioni, tre velocità, ma un’unica certezza: la scadenza del primo gennaio 2027 va stretta a tutti e la priorità torna a essere la tenuta tecnica della macchina amministrativa. I sindaci dei tre Comuni ieri hanno affrontato il nodo del rinvio con toni diversi, oscillando tra la visione d’insieme e le paure del territorio, ma concordano nel consegnare il cerino acceso al Consiglio regionale. Il sindaco di Pescara, Carlo Masci (Forza Italia) ha cercato di mantenere una postura strategica pur prendendo atto delle difficoltà dell'ufficio di fusione. Masci ha rivendicato l'orgoglio identitario e la spinta storica dell'operazione, ricordando il legame con il 1927 e con d'Annunzio per una città «che non potrà che chiamarsi “Pescara”. È una città che punta a diventare la vera capitale dell’Adriatico». Anche di fronte ai nodi burocratici emersi dalla relazione tecnica, Masci non ha alzato la bandiera della rigidità temporale.
«L'obiettivo prioritario non è la fretta, ma la qualità del risultato: far nascere un nuovo Ente capace di offrire servizi efficienti ai cittadini». Di tono decisamente più scettico e difensivo è stato il sindaco Montesilvano, Ottavio De Martinis di Fratelli d’Italia. Per De Martinis il fattore tempo non può essere trattato come un elemento perentorio se a farne le spese rischia di essere la funzionalità del territorio. Il sindaco ha messo sul piatto i risultati di una comunità «sana, viva e in forte crescita turistica», chiedendosi apertamente quali vantaggi concreti possa portare una fusione affrettata e gestita sotto la pressione delle lancette del tempo. Da qui, l’invito alla prudenza: «l'importante non è rispettare la scadenza del 2027 o slittare al 2029, ma evitare di fare danni irreparabili all'assetto cittadino, rimettendosi alle decisioni della Regione ma ricordando i ritardi accumulati nei primi anni post-referendum».
Ha chiuso la tripletta di interventi la sindaca di Spoltore, Chiara Trulli del Pd che ha accolto la relazione di Zuccarini come «la conferma formale di tutte le perplessità» sollevate negli anni dal suo Ente. Trulli è stata l’unica sindaca tra i tre Comuni a consegnare al presidente della Regione Marco Marsilio l’ormai famigerata lettera che chiedeva il rinvio. Lettera che De Martinis non hai mai consegnato e che Masci avrebbe fatto in mille pezzi in quella famosa riunione al settimo piano del palazzo della Regione finita quasi a parole con il governatore. Per Trulli il percorso condotto finora è stato poco più di un «esercizio teorico sulla carta», privo degli strumenti essenziali come uno statuto condiviso e una vera pianificazione dei servizi sociali e dei tributi.
La sindaca ha posto l'accento sulla distanza maturata con la cittadinanza, lamentando la totale assenza di un processo partecipato dal basso che aiutasse la popolazione a metabolizzare il cambiamento. Ed è con queste premesse e senza garanzie programmatiche chiare sui fondi e sui servizi, che l'asse dei sindaci ieri ha sancito di fatto lo stop alla marcia forzata, consegnando all'esecutivo regionale la responsabilità di posticipare l'avvio della grande città. Ora la palla passa in Regione.
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