Nuovo centro riabilitativo della fondazione Paolo VI

31 Ottobre 2018

PENNE. La Fondazione Paolo VI è pronta a potenziare l’attività riabilitativa nell’area vestina.È stata presentata ieri mattina, al Comune di Penne, la richiesta di approvazione del nuovo Centro socio-...

PENNE. La Fondazione Paolo VI è pronta a potenziare l’attività riabilitativa nell’area vestina.
È stata presentata ieri mattina, al Comune di Penne, la richiesta di approvazione del nuovo Centro socio-riabilitativo “San Massimo” della Fondazione Paolo VI Onlus.
L’ente, di proprietà della chiesa locale e attivo nel settore della sanità privata da più di 30 anni autorizzato da Regione, Comune e Asl a effettuare prestazioni a carattere sanitario «vuole essere ancora più presente», spiega monsignor Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne e presidente della Fondazione, «nell’ambito delle attività di riordino dei servizi assistenziali e riabilitativi nell’area vestina, e per mantenere la sede del centro nel Comune di Penne, ha individuato come idoneo alle nuove esigenze, per estensione, posizione e accessibilità il comparto edificatorio degli insediamenti produttivi in località Ponte Sant’Antonio».
Il nuovo edificio, con una superficie di circa 1650 metri quadrati, continuerà a offrire attività plurime riabilitative, rivolte ad adulti e a bambini, «ed erogherà prestazioni sempre più all’avanguardia», continua entusiasta monsignor Valentinetti, «grazie a una piscina terapeutica, più grande di circa il doppio dell’attuale, e a locali idonei a soddisfare le norme di legge che disciplinano gli ambienti sanitari».
Attualmente il centro riabilitativo della Paolo VI si trova nel palazzo storico adiacente al duomo di Penne, una struttura che, soprattutto in inverno, non permette un comodo accesso ai pulmini. Già nell’estate 2016 la fondazione Papa Paolo VI chiese al Comune di Penne la possibilità di beneficiare dell’immobile di via De Caesaris e dei terreni adiacenti e limitrofi. Una richiesta che prevedeva l’utilizzo in comodato d’uso gratuito dell’ex convento Santa Maria del Carmelo per potervi svolgere attività riabilitativa e ambulatoriale, nonché ospitare i pazienti in regime di ricovero semiresidenziale.
La Fondazione espresse anche la disponibilità a investire una somma di un milione e 500 mila euro per l’adeguamento strutturale. La proposta, però, non portò ad un sviluppo concreto. (f.bel.)
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