Oggi il premier al Colle Ma il pallino resta al Pd

5 Dicembre 2016

L’uscita di scena in diretta tv può avere ripercussioni immediate sui mercati La maggioranza parlamentare non manca, Mattarella potrebbe confermarlo

ROMA. E ora, che succede? Matteo Renzi dopo la valanga di No che ha bocciato la sua riforma costituzionale oggi salirà al Colle per rassegnare le dimissioni. Nella conferenza stampa notturna dove con voce spezzata ha ammesso la sconfitta ha sfidato «l’accozzaglia», i leader del fronte del No che hanno vinto. «Tocca a voi» proporre ora una riforma elettorale, prendervi oneri e onori, ha detto il premier.

Questo sarà un tema per i prossimi giorni. Ora gli occhi di tutti sono puntati sul Colle e sui mercati, L’uscita di scena di Matteo Renzi in diretta tv mondiale certamente potrebbe avere delle ripercussioni immediate. Tutti gli analisti prevedono per oggi un balzo dello spread che potrebbe salire a vette non raggiunte da tempo. E una prima avvisaglia di tempesta si è già avuta ieri sera. L’euro è scivolata ai minimi da 20 mesi dopo l’annuncio delle dimissioni di Renzi, secondo quanto riporta l’agenzia Bloomberg. La moneta unica torna così ai livelli del marzo 2015, cedendo più terreno rispetto a quanto accadde dopo la Brexit.

Scenari che certamente preoccupano Sergio Mattarella al quale da oggi toccherà entrare in campo come arbitro. «Gli italiani possono stare tranquilli perché sono in buone mani», ha detto il premier ieri sera, proprio riferendosi al ruolo del capo dello Stato. Che farà Mattarella? Potrebbe cercare di convincere Matteo Renzi a restare al suo posto. La maggioranza parlamentare non è venuta meno e in teoria non ci sarebbe nessun motivo di lasciare Palazzo Chigi per la sconfitta referendaria. Difficile che Renzi si faccia convincere. C’è del resto il precedente storico di Amintore Fanfani che, perso il referendum sul divorzio, restò al suo posto proprio su sollecitazione della Dc. Salvo poi essere logorato fino ad esaurimento dai suoi sessi compagni di partito. Fanfani aveva sessant’anni e spicci. Renzi ne ha solo 40. La sua sfida invece potrebbe essere quella di giocarsi una nuova partita alle elezioni. Ma anche questo è tutto uno scenario da verificare. In ogni caso Mattarella cercherà in Parlamento una nuova maggioranza. Il Pd esce davvero malconcio dalla più lunga campagna elettorale che si ricordi: 8 mesi. La sinistra, a partire dall’area che fa riferimento a Pier Luigi Bersani, darà battaglia. Messa di fatto fuori gioco nel referendum, Bersani e Speranza hanno fatto attivamente campagna elettorale per il No. E ora possono a ragione rivendicare di averci visto giusto, soprattutto se i dati di domani confermeranno che il No ha vinto anche in Emilia Romagna e il altre regioni storicamente legate a centrosinistra.

Domani ci sarà una direzione che si annuncia infuocata. Probabilmente sarà convocato il congresso del partito.

Ma in direzione nei gruppi parlamentari il pallino sarà ancora nelle mani di Renzi. Dipenderà da lui accettare o meno di sostenere un nuovo esecutivo di scopo, magari per rifare la legge elettorale. Berlusconi già in campagne elettorale si è detto pronto a sedersi al tavolo con Renzi o con chi per lui sarà al tavolo a nome del Pd per discutere la legge elettorale che il Cavaliere vorrebbe proporzionale. Una mossa che spaccerebbe il centrodestra. Certamente non ci sarà la disponibilità del M5S che chiede di andare al voto subito. «Dobbiamo andare al voto e andarci con l’Italicum. Abbiamo sempre criticato questa legge, ma questi partiti farebbero di peggio e ci metterebbero anni» scrive Beppe Grillo e sul suo blog «Per quanto riguarda il Senato, proponiamo di applicare dei correttivi per la governabilità al Consultellum. Ci vogliono cinque giornate di lavoro».

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