Oggi l’addio a Di Marcoberardino storico ristoratore di Moscufo

Fondatore del “Nuovo Casereccio”, aveva 74 anni. Alle 16,30 il funerale nella chiesa di San Cristoforo Il sindaco De Collibus: lungimirante, buono e operoso. Stavamo preparando l’evento della mietitura
MOSCUFO. Ai figli diceva sempre «fate come me, fate tutto con il cuore».
Quel cuore grande, che ogni tanto faceva le bizze, si è fermato per sempre e oggi pomeriggio tutta la comunità di Moscufo dirà addio a Fulvio Di Marcoberardino, fondatore 30 anni fa del ristorante “Il Nuovo Casereccio” e cavaliere del Lavoro del 2010, morto nel sonno all'alba di domenica, all’età di 74 anni. Lascia addolorati la moglie Emma Marsiglia Cilli, i figli Massimo con Jessica, Simona con Manuel e Stefano con Roberta, gli adorati nipoti Alisia, Alex, Cristian, Daniel, Cristiano, Mattias e Andrea Fulvio, la sorella Lola. Di Marcoberardino, ristoratore amico dei vip e organizzatore di eventi come la trebbiatura, era un personaggio molto conosciuto, non solo in paese. Alla famiglia sono arrivati fiori, telegrammi, messaggi di cordoglio anche dal Belgio e dalla Sicilia. I funerali si terranno oggi alle 16.30 nella chiesa di San Cristoforo e l’omelia sarà celebrata da don Fulvio Di Fulvio.
Di Marcoberardino era nato a Civitella Casanova il 22 gennaio 1948. Dopo gli studi all’Alberghiero era emigrato in Svizzera per fare il cameriere. Tornato a Moscufo, dove la sua famiglia si era trasferita quando lui era piccolo, è stato autista in una clinica privata e poi barista. La passione per la cucina lo ha spinto a mettersi in proprio. «Mio padre era un uomo onesto, semplice, amava la vita, il suo lavoro e la famiglia. Ci voleva sempre insieme e tutti uniti», rivela commossa la figlia Simona, che con i fratelli porterà avanti il ristorante di via D'Annunzio nato nel 1992 dalle ceneri di una vecchia gestione, «a cui ha ridato impulso nonna Maria Cirone, scomparsa due anni fa, che all’epoca cucinava i pranzi nuziali nelle case. Nel 1999 papà ha voluto ingrandire la struttura con un b&b e la piscina. I clienti stranieri in queste ore di dolore ci stanno inondando di affetto, con fiori e messaggi di vicinanza. Era il nostro pilastro, una roccia, sorrideva, aveva sempre una buona parola per tutti. Ci diceva: fate tutto col cuore, credeva che il turismo si potesse incentivare, con la forza delle idee, anche in un piccolo paese».
Addolorato anche il sindaco Claudio De Collibus: «Siamo stati amici per tutta la vita, abbiamo condiviso anche i nostri malanni fisici. Noi lo chiamavamo Fulmine, perché non si fermava mai. Era un uomo lungimirante, buono e operoso. Stavamo lavorando all’evento della mietitura, il prossimo 16 luglio. Si divertiva tantissimo con la musica del “dubott” e voleva tutti gli amici accanto a sé. L’ho sentito l’ultima volta sabato mattina, stava bene, era contento. La sera aveva giocato con i nipotini, non riusciamo a credere che non ci sia più». La salma riposerà nella cappella di famiglia a Moscufo.
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