Olio, pasta e farina scarseggiano: i prezzi al mercato saliti alle stelle

14 Marzo 2022

Ridotte le consegne di alcuni beni di prima necessità che provengono dai territori del conflitto La grande distribuzione lancia l’allarme: «Aumentano i costi, il grano è cresciuto del 33 per cento»

PESCARA. «Gentile cliente, ti informiamo che per gli oli a base di semi potrebbero verificarsi temporanee indisponibilità. Per andare incontro alle necessità di tutti, abbiamo introdotto un limite di acquisto di 50 litri al giorno, per persona». Con queste poche parole, che un cash and carry ha scritto ai suoi clienti, si toccano con mano le prime, dirette conseguenze della guerra in Ucraina nella vita di tutti i giorni. E purtroppo è solo l'inizio. L'Ucraina rappresenta il granaio d'Europa, ciò significa che approvvigionamenti e produzioni di pasta e oli anche in Italia sono a rischio.
Sugli scaffali di tanti supermercati già in questi giorni si fatica a trovare l'olio di girasole, utilizzato largamente nelle case, ma anche nelle attività dei ristoratori. Stesso discorso potrebbe toccare a breve al grano e in questo caso a essere a rischio è la produzione prossima. Tra una ventina di giorni in Ucraina è tempo di semina e con i bombardamenti in corso viene difficile pensare che si possa eseguirla come sempre. Se dovesse saltare, andrebbe all'aria un intero anno di produzione. Poi c'è la partita del carburante. La benzina è alle stelle, superando i 2 euro al litro. Gli autotrasportatori minacciano lo sciopero, ma intanto i costi di logistica per le aziende lievitano. E ancora, le bollette della luce in Italia da inizio anno sono raddoppiate, se non triplicate. Inevitabili i riflessi sui costi di produzione.
I NUMERI Secondo Ismea mercati, il prezzo all'ingrosso della farina di grano tenero rispetto a un anno fa è aumentato del 33,5 per cento; quello della farina di mais del 12,01. Nel reparto carni, il vitello che all'ingrosso costa 7,04 euro al chilo, rispetto al 2021 è salito del 14 per cento. Il pollo è salito addirittura del 43,4 per cento. Secondo i dati Clal, società che monitora il mercato del latte a livello nazionale, solo negli ultimi 30 giorni, il latte scremato è salito del più 9,26 per cento portando il prezzo a 29,50 /100 kg. E ancora il burro del 4,61 per cento, mentre il parmigiano Reggiano più 7,67.
PRIMI RINCARI In questo gioco al rialzo, cominciano ad arrivare i primi aumenti anche nei supermercati. «Per il mese di marzo abbiamo programmato un'inflazione media del 7 per cento, con alcuni prodotti che saliranno del 20 per cento e altri appena dell'uno», annuncia Davide Ardente, titolare del Conad di Montesilvano e referente per la media e grande distribuzione per Confesercenti. «Fino ad ora abbiamo cercato di aspettare, ma tutto quello che sta succedendo ci sta obbligando a farlo». Il circolo vizioso comincia con un incremento della bolletta della luce passata dai 9mila 500 euro di gennaio 2021 per il punto vendita ai 19 mila del gennaio 2022. «Qui non basta spegnere la luce», evidenzia. «Abbiamo frigoriferi, forni, condizionatori. L'energia elettrica è un costo fisso. Ma ciò che sta causando i problemi maggiori è il rincaro dei carburanti. «L'aumento di gasolio e petrolio vuol dire aumento del costo della logistica. Le aziende che fanno trasporti chiedono più soldi alle industrie che producono e consegnano le merci nei vari distributori e noi saremo costretti a recuperare quei costi». «L'acqua ad esempio», chiarisce. «Una bottiglia costa 30 centesimi, non tanto per il valore intrinseco del prodotto, ma per i costi della plastica, delle etichette di carta (materiali che hanno giù subìto rincari) e del trasporto. L'acqua quindi aumenterà del 20 per cento».
NIENTE PASTA Altri rincari riguarderanno la pasta, con aziende italiane che hanno già sospeso la produzione per mancanza di materie prime e sugli scaffali «comincia a scarseggiare e che aumenterà almeno del 4 per cento. La farina, e quindi il pane sono già più cari del 10 per cento». Per Ardente è solo l'inizio.