Oltre 700 profughi accolti in città Ucraini commossi: grazie Pescara

16 Marzo 2022

Alla stazione di Porta Nuova trovano cibo, assistenza medica, ma anche vestiti e giochi per i piccoli E per i ragazzi ci sono gli annunci per chi vuole entrare a scuola o frequentare le attività sportive  

PESCARA. Yvgenia e Sergiy erano proprietari di una fabbrica di scarpe a Kkarkiv, seconda città ucraina dopo Kiev. Le bombe hanno distrutto l’azienda e loro hanno regalato 10mila paia di scarpe ai giovani che combattono al fronte. La coppia, arrivata a Pescara alcuni giorni fa, ha tre figli di 10 e 12 anni. Una di loro, una bimba, era una campionessa di pattinaggio nella sua città. Dopo aver letto il cartello informativo, vergato in ucraino e appiccicato sulle colonne della sede di accoglienza a Porta Nuova, i due hanno deciso di iscrivere i figli alla scuola calcio e a una scuola comunale per dare loro uno sprazzo di vita normale. Da Leopoli è arrivato Max, 9 anni, deciso a diventare personal trainer di karate. Per ora gioca col fratellino di un anno e mezzo che già dice ciao in italiano. Peter ha 14 anni, proviene da Slavyansk, nel Donek. Con mamma Alla Mordvinova ha attraversato la frontiera polacca fino a Gubbio prima di approdare in un motel di Città Sant’Angelo. Gli manca tanto la play station, ma in attesa del dono di qualche cuore buono, con la madre 49enne ha deciso di andare alla scuola calcio del Delfino Curi. E ieri, sulla bacheca ha preso tutti i riferimenti per ritagliarsi un angolo di serenità su un rettangolo verde cittadino.
LA VITA DEI BAMBINI
Studio, sport, amicizie, piccoli amori. Hanno dovuto lasciare tutto a casa, in Ucraina, i bambini arrivati a Pescara. Vite che ora tentano di ricomporre insieme ai genitori, ai nonni, agli zii, e con l’aiuto dei volontari della Protezione civile, della polizia municipale, dei poliziotti, a cui affidano nomi e storie nell’ex strazione di Porta Nuova.
GIÀ 700 ARRIVI
Sono circa 700 i profughi, secondo i dati della Municipale, che hanno trovato in città un approdo sicuro, dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. Sono sempre di più e arrivano in massa, non più alla spicciolata. Fanno la fila per ore per i tamponi anti Covid, per ricevere il certificato per l’assistenza sanitaria provvisoria valido tre mesi (per visite e accesso al pronto soccorso), e per registrare la loro presenza.
IL CUORE DEI volontari
Ieri mattina c’era la folla davanti all’ex sede vaccinale di Porta Nuova, divenuto in pochi giorni il quartier generale dell’accoglienza profughi della provincia, e che opera a stretto contatto con il Centro operativo comunale supervisionato dal comandante della polizia municipale Danilo Palestini. Due volontarie della Caritas, Manuela Paparella e Cristina Strilchuk, rifocillano grandi e piccini con pizzette, frutta, merendine, latte, pane e omogeneizzati. È ora di pranzo e i più piccoli giocano sul cavalluccio a dondolo mentre le mamme, stremate dalla stanchezza, provano a rilassarsi. Manine sporche di colori a spirito hanno impresso il “Grazie Italia” nei tanti disegni che ricoprono una parete.
DISPERAZIONe e gratitudine
«In nessuna frontiera dove siamo passati abbiamo visto una organizzazione dell’accoglienza così perfetta come quella di Pescara», commenta Yevgenia Pakulova, che indossa la pettorina della Protezione civile ValPescara «perché voglio restituire l’affetto di questa comunità aiutando gli altri». È alloggiata, col marito Sergiy Solyanik, al Promenade di Montesilvano insieme ai tre figli: «Il giorno che è scoppiata la guerra, il 24 febbraio, eravamo a Milano per lavoro. Siamo andati di corsa a riprendere i ragazzi in Romania e poi siamo scappati in Italia. Nel frattempo le bombe ci hanno distrutto la fabbrica e con l’aiuto di chi è rimasto lì, abbiamo regalato tutte le scarpe ai soldati».
NONNA E NIPOTI
«Mio nipote Max di 9 anni avrebbe dovuto fare le gare di karate in Polonia e invece è dovuto scappare», si rammarica Angela Davidenko, da 25 anni a Pescara, che ha riabbracciato la figlia Maria e l’altro nipotino di un anno e mezzo, arrivati da Leopoli. Con l'aiuto dell'interprete Sergio Yavaytes, volontario della Protezione civile regionale, racconta che «i supermercati sono vuoti e i sopravvissuti nei sotterranei chiamano il 4515 per farsi arrivare il cibo dei corridoi umanitari. Mentre a Mariupol la gente scioglie la neve per dissetarsi perché non c'è più acqua». «Grazie Pescara», si commuove Ludmila, 66 anni, stretta a chi le si avvicina. È arrivata da Rivne per riabbracciare la figlia Natalia di Montesilvano e la nipotina di 5 anni. L’altra, Zoe, 4 mesi, dorme nel passeggino. «Ora sono loro il motivo per andare avanti».