Omicidio Albi, sono 3 gli indagati Un affare di droga dietro al delitto

25 Ottobre 2023

Per i pm, il movente dell’agguato è un debito per un grosso quantitativo di cocaina mai consegnato E oltre al mandante Ursino e all’esecutore Nobile spunta Longo, quale fiancheggiatore del calabrese

PESCARA. Il pregiudicato Natale Ursino, appartenente alla malavita organizzata calabrese, con il ruolo di mandante; il pregiudicato pescarese Mimmo Nobile, quale esecutore materiale; il pregiudicato pescarese Maurizio Longo, come fiancheggiatore e uomo di Ursino. Così la procura di Pescara cristallizza ruoli e circostanze che il primo agosto 2022, al bar del Parco, portarono all’uccisione dell’architetto pescarese Walter Albi e al ferimento dell’ex calciatore Luca Cavallito.
OMICIDIO PREMEDITATO Il procuratore Giuseppe Bellelli, l’aggiunto Anna Rita Mantini e il sostituto Andrea Di Giovanni hanno firmato l’avviso di conclusione delle indagini, dove è stato inserito per la prima volta anche un terzo uomo, Maurizio Longo, che avrebbe fatto parte dell’organizzazione di questo delitto premeditato: un agguato che, stando all’imputazione, prevede l’ergastolo per i presunti responsabili.
Si diceva di Longo, il suo nome girava ormai da tempo e si era anche ipotizzato che, molto somigliante a Nobile, potesse essere lui l’uomo che, volto coperto dal casco, pistola in pugno, ripreso dalle telecamere del bar, intorno alle 20 di quel primo agosto iniziò a sparare fuori dal locale. Ma la deposizione di Cavallito, sopravvissuto nonostante i quattro colpi ricevuti, fu determinante: «È Nobile che ha sparato». E questo perché il killer, secondo Cavallito, prima di esplodere gli altri due colpi a testa da distanza ravvicinata, aveva pronunciato questa frase: «Questo è per te e per gli infami come te». Per Cavallito quella voce era di Nobile. Quest’ultimo (ancora detenuto) venne arrestato dalla procura insieme a Ursino che venne poi scarcerato dai giudici del riesame. Longo, invece, era finito dentro per la revoca dei benefici di cui godeva a seguito del suo coinvolgimento nella rapina al Centro agroalimentare di Cepagatti, dove venne presa la pistola alla guardia giurata: stessa arma usata per l’omicidio.
IL MOVENTE Il movente del delitto e del mancato omicidio, per i magistrati e gli investigatori della polizia, è legato a degli accordi saltati che Ursino aveva preso con entrambe le vittime.
Albi «per non aver restituito svariati prestiti in danaro, per aver derogato agli accordi assunti», si legge nell’imputazione, «per l’effettuazione di una traversata transoceanica in qualità di skipper volta ad assicurare il trasporto ed il conferimento presso la destinazione finale di sostanze stupefacenti e/o il traghettamento di persone latitanti verso l'Australia».
Quanto a Cavallito, per aver «violato gli accordi con Nobile e Ursino (anche per conto di altri referenti calabresi), connessi ad un pregresso traffico transfrontaliero di cocaina di cui un'ampia partita non risultava pervenuta nel porto concordato». Dalle indagini emergono, dunque, aspetti inediti e circostanziati per un movente che non poteva certo reggersi solo sul quel prestito di 9 mila euro che Ursino fece ad Albi. C’era di più, e l'indagine avrebbe appurato che per «tale debito non “onorato” (quello della partita di droga non arrivata a destinazione ndr), una volta risultato vano il tentativo di recupero», Cavallito e Albi «assicuravano ad Ursino una modalità risarcitoria mediante pagamento di un corrispettivo compensativo con provvista proveniente da un apparente conto estero nella asserita disponibilità di Albi»: ma neppure questo patto venne mantenuto (da qui si comprende la paura di Cavallito che, conoscendo la pericolosità del calabrese, arrivò a trattare con lui la vita in cambio di un appartamento dell’ex calciatore da circa 400 mila euro). Un secondo sgarro che avrebbe fatto decidere per la loro eliminazione.
IL TERZO UOMO Longo viene indicato dalla procura quale «contatto qualificato di Ursino sul territorio pescarese»: era lui che, conosciuto il calabrese in carcere, lo introdusse in Abruzzo. Longo avrebbe anche procurato la moto e il casco (quello sul quale venne trovata la sua impronta che l’ha poi incastrato per il delitto) «da impiegare in occasione della consumazione dell’azione criminosa o comunque come mezzo per garantirsi la fuga una volta realizzata la staffetta con altro motoveicolo». Ma la notte tra il 31 luglio e il primo agosto, i carabinieri sequestrarono, in una zona impervia di Pescara, quella moto con il casco rubati, senza sapere a cosa dovessero servire. E Longo viene indicato anche come «codetentore e fornitore» (di Nobile) della pistola proveniente dalla rapina al Centro di Cepagatti.
L’AGGUATO Quella sera, mentre Ursino inviava a Cavallito e ad Albi un messaggio per dire che stava arrivando all’appuntamento al bar (ma si trovava a Roma), fuori la recinzione c’era già Nobile che sparò quattro colpi (due a testa) contro Cavallito e Albi, per poi entrare e colpirli di nuovo con altri due colpi in parti vitali. Adesso per Nobile potrebbe essere il momento di fornire la sua versione dei fatti visto che con i suoi legali (Luigi Peluso e Massimo Galasso) avrebbe sempre dichiarato di non essere stato lui a sparare.