Ora Cappato rischia 12 anni di carcere per averlo aiutato

È possibile che Marco Cappato (foto) venga incriminato per agevolazione al suicidio - «rischia 12 anni di carcere», dice Filomena Gallo, segretario dell’associazione Luca Coscioni - ma l’ipotesi non...
È possibile che Marco Cappato (foto) venga incriminato per agevolazione al suicidio - «rischia 12 anni di carcere», dice Filomena Gallo, segretario dell’associazione Luca Coscioni - ma l’ipotesi non è così scontata. C’è infatti il precedente - molto diverso, ma giuridicamente assimilabile - di una coppia italiana assolta dalla Cassazione nel 2016 per essere andata in Ucraina per praticare la maternità surrogata, che è vietata in Italia, ed anche se una Procura (quella di Milano potrebbe essere quella competente) chiedesse per lui il processo, non bisogna dimenticare che l’anestesista del caso Welby venne prosciolto e che l’autodenuncia annunciata dall’esponente radicale potrebbe concludersi con una archiviazione. È questo il quadro che alcuni magistrati di Cassazione tracciano dopo la morte in Svizzera di dj Fabo accompagnato verso il suicidio assistito da Cappato e da altre persone a lui care. «Sul fatto che in Italia è considerato a occhi chiusi un reato quello che ha fatto Cappato, non c’è alcuna discussione - spiega un presidente di sezione - ma rimane la circostanza che questa triste vicenda si è conclusa in un paese straniero che non considera punibile l’aiuto al suicidio e la più recente giurisprudenza della Cassazione, con una sentenza del 2002 del giudice Silvestri che è stato anche presidente della Consulta, ha detto che per processare in Italia chi ha commesso un reato fuori dai confini è necessario il requisito della “doppia incriminabilità”, ossia che quel reato sia considerato tale anche nello Stato dove è stato commesso». Tuttavia, spiega l’ermellino, «la doppia incriminabilità non è richiesta esplicitamente dal codice, e dunque la questione è controversa e aperta a più soluzioni».

