Orlando pronto a scalare il Pd: «Posso vincere»

Il ministro della Giustizia si candida alla leadership del Partito democratico «Basta con la prepotenza, non sarò capo di una corrente ma segretario di tutti»
ROMA. Anche Andrea Orlando sfiderà Matteo Renzi. Mentre i renziani spingono sull’acceleratore per fissare le primarie il 9 aprile e oggi tentano il blitz in direzione, il ministro sceglie uno stile vecchia scuola per annunciare la sua corsa alla segreteria, il circolo Marconi del Pd. «Non c’è nessuna sceneggiatura dietro la mia candidatura, sono stato a lungo incerto se candidarmi e alla fine ho deciso di farlo perché penso di poter rappresentare il partito, tutto il partito, perché so di essere capace di ascoltare, parlare e unire», spiega il ministro della Giustizia. Il circolo, storica sede del Pci romano, è affollatissimo. Orlando arriva dopo aver spiegato di aver sciolto la riserva sulla sua candidatura perché «Non mi rassegno al fatto che la politica debba diventare solo prepotenza». Il primo appello il guardasigilli lo fa ai fuoriusciti dal partito. «Qualcuno, sbagliando, se ne va, ma il vero problema sono i troppi che sono rimasti a casa», spiega. In ogni caso, per quanto lo riguarda, il leader dei Giovani turchi ribadisce di correre per vincere. E a chi (Renzi) gli ha sconsigliato di gareggiare perché arriverà terzo e quindi sarà tagliato fuori dalla composizione delle liste, Orlando replica tranquillo. «Non so chi inventa nuove regole, in ogni caso voglio rassicurare da subito il secondo e il terzo perché io non sarò il capo di una corrente ma il segretario di tutti, mi candido per riunire tutto il centrosinistra».
Orlando comincerà la sua campagna elettorale da Napoli «dove si è manifestata tutta la potenza della crisi politica». Ha già incassato il sostegno di Nicola Zingaretti e il sostanziale via libera del sindaco di Bologna, Merola. Michele Emiliano non lo risparmia. «Bene la candidatura di Orlando perché indebolisce Renzi», dice. «Orlando ha un solo difetto: ha fatto parte del governo Renzi quindi, come sfidante di Renzi, devo capire a quale obiettivo sta mirando», aggiunge il governatore della Puglia. «All’ultimo congresso non ho sostenuto Renzi ma Cuperlo, Renzi lo ha sostenuto Emiliano, non è una frecciata è un dato storico» dice in serata Orlando ospite di Mentana. Il ministro conferma di aver informato Renzi della sua discesa in campo. Quanto alla scelta di Renzi di andare in California proprio nei giorni in cui si consuma la scissione del Pd, Orlando dice che lui non l’avrebbe fatto. «A Renzi consiglierei di andare nell’Ohio e Michigam per capire perché gli operai hanno votato Trump, una cosa che ci riguarda», spiega.
Divisi su tutto Orlando e Emiliano chiedono più tempo per le primarie. I renziani insistono sul 9 aprile perché ci vuole un leader forte in campo prima delle amministrative. Ma il sospetto è che si voglia accelerare perché non chiudere la finestra di giugno per le elezioni anticipate. «Temo che tenteranno di non far fare il referendum sullo jobs act andando al voto», dice Emiliano che ieri si è appellato anche a tutti quelli che non votano il Pd perché votino alle primarie per mandare via Renzi. Elettori M5S inclusi. Oggi la direzione per fissare date di primarie e congresso. Possibile un compromesso sul 23 aprile, a ridosso di Pasquetta. La candidatura di Orlando rischia di cambiare la tabella di marcia di Renzi. Con tre, quattro candidati (c’è anche Carlotta Salerno) , c’è il rischio che nessuno superi il 50% dei voti. E a quel punto potrebbe essere l’assemblea nazionale a votare il segretario.
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