Ormai i pensionati battono i lavoratori: sono 33mila in più

25 Agosto 2024

Il record negativo in regione spetta alla provincia di Chieti Lo studio della Cgia: «Anche la sanità ne pagherà gli effetti»

PESCARA. In Abruzzo si pagano più pensioni che stipendi. Il record è detenuto dalla provincia di Chieti che si piazza all’81° posto in Italia in una classifica di 107 province: gli occupati sono 134mila a fronte di 150mila pensionati (-15mila).
Di poco migliore è la posizione dell’Aquila, 79° posto, con 122mila pensioni e 107mila stipendi (- 15mila). Ha un segno meno anche Pescara (121mila pensionati e 119mila occupati, - 2mila). Mentre Teramo pareggia quasi i conti: 123mila pensioni contro 122mila stipendi (- 1.000).
E se consideriamo l’intero Abruzzo il divario raggiunge quota 33mila (i pensionati sono 516mila mentre gli occupati 483mila), che ci colloca nella fascia medio bassa al 13° posto in Italia. Ma è un gap che si registra in tutto il Mezzogiorno e, nel giro di qualche anno, il sorpasso è destinato a compiersi anche nel resto del Paese. È quanto emerge dall’analisi realizzata dall’Ufficio studi della Cgia Mestre che ha elaborato i dati dell’Inps e dell’Istat.
«Con tanti pensionati e pochi operai e impiegati», osserva il segretario della Cgia, Renato Mason, «la spesa pubblica non potrà che aumentare, mentre le entrate fiscali sono destinate a scendere. Questo trend minerà l’equilibrio dei nostri conti pubblici. Per invertire la tendenza dobbiamo aumentare la platea degli occupati, facendo emergere i lavoratori in nero e aumentando i tassi di occupazione di giovani e donne che in Italia continuano a rimanere i più bassi d’Europa».
Gli ultimi dati disponibili consentono di effettuare un confronto tra il numero degli addetti e quello delle pensioni erogate fino al 2022 quando i lavoratori dipendenti e gli autonomi sfiorava in Italia i 23,1 milioni mentre gli assegni corrisposti ai pensionati erano 22,8 milioni (saldo pari a +327mila) con un evidente divario tra Nord e Sud.
«Qualcuno potrebbe legittimamente osservare che rispetto al 2022 le cifre sono cambiate», dice la Cgia, «in particolare quella riferita agli occupati. Obiezione più che condivisibile; infatti, il numero degli addetti in Italia nel frattempo è aumentato ma, in attesa che l’Inps aggiorni le proprie statistiche, è altrettanto ragionevole ritenere che anche il numero delle pensioni corrisposte in questo ultimo anno e mezzo sia cresciuto, addirittura in misura superiore all’incremento dei lavoratori attivi».
Dall’analisi del saldo tra il numero di occupati e le pensioni erogate nel 2022, la provincia più “squilibrata” d’Italia è Lecce: la differenza è pari a -97mila. Seguono Napoli con -92mila e Messina con -87mila. Ma per la Cgia l’elevato numero di assegni erogati nel Sud, quindi anche in Abruzzo, non è ascrivibile alla eccessiva presenza delle pensioni di vecchiaia/anticipate. «È invece il risultato preoccupante», si evidenzia nel dossier, «di quattro fenomeni strettamente correlati fra di loro: la denatalità, il progressivo invecchiamento della popolazione, un tasso di occupazione molto inferiore alla media Ue e la presenza di troppi lavoratori irregolari. Ed è evidente», continua il dossier, «che difficilmente riusciremo a rimpiazzare tutti questi lavoratori che non saranno più tenuti a timbrare il cartellino ogni giorno, mettendo così a rischio la sostenibilità economica del sistema sanitario e previdenziale”. Con effetti che si accentueranno quando e se l’Autonomia differenziata andrà a pieno regime.
Chi ci guadagna e chi no? Secondo la Cgia: «Con una presenza di over 65 molto diffusa, alcuni importanti settori economici potrebbero subire dei contraccolpi negativi. Con una propensione alla spesa molto più contenuta della popolazione giovane, una società costituita prevalentemente da anziani rischia di ridimensionare il giro d’affari del mercato immobiliare, dei trasporti, della moda e del settore ricettivo. Per contro, invece, le banche potrebbero contare su alcuni effetti positivi; con una maggiore predisposizione al risparmio, le persone più anziane dovrebbero aumentare la dimensione economica dei propri depositi, suscitando la contentezza degli istituti di credito». (l.c.)