Ortona, sbarcati i migranti Ecco dove saranno accolti

In tutto sono 161: un centinaio resterà da noi, gli altri nelle Marche e in Molise
ORTONA. “I diritti devono essere di tutti gli uomini, proprio tutti: se no chiamateli privilegi”. Questa la storica frase di Gino Strada, che campeggia sulla chiglia della nave Life Support di Emergency con a bordo 161 migranti, durante la manovra di attracco alla banchina nord del porto di Ortona. Nel silenzio assordante dei soccorritori, negli occhi lucidi dei volontari un altro salvataggio andato a buon fine. È arrivata poco dopo mezzogiorno l’imbarcazione della famosa associazione indipendente e neutrale che nella notte tra il 24 e il 25 marzo aveva effettuato, in accordo con la Guardia costiera italiana, tre diverse operazioni di soccorso in mare. Dopo lo sbarco, fa sapere la prefettura, la metà di tutto ilgruppo resterà in regione Abruzzo. Nel dettaglio, 10 minori saranno destinati al centro di accoglienza di Dogliola (Chieti), mentre gli altri, adulti e minorenni andranno nei Cas (Centri di accoglienza straordinaria) delle province dell’Aquila, Teramo e Pescara. Per il resto 40 saranno trasportati nelle Marche, così come disposto dal ministero dell'Interno e altri 20 in Molise.
L’ARRIVO NEL PORTO
Sulla banchina nord dello scalo ortonese, ad accogliere gli oltre 150 profughi, erano presenti vigili del fuoco, Polizia, la Prefettura di Chieti con il coordinamento del viceprefetto, Gianluca Braga, il sindaco di Ortona, Leo Castiglione, e il personale della Guardia costiera. I naufraghi che Emergency ha soccorso erano partiti da Zwara, in Libia, nel primo caso, e da Sfax, in Tunisia, nel secondo e nel terzo. In questi due ultimi casi, le persone hanno passato più di tre giorni in mare navigando alla deriva. Il numero di migranti, ma soprattutto, le ipotetiche condizioni atmosferiche non favorevoli, hanno reso opportuno adottare un differente modello organizzativo di accoglienza che questa volta ha previsto un primo screening sanitario e i successivi controlli, sia a bordo che a terra, direttamente nel porto subito dopo lo sbarco e contemporaneamente una prima attività di ristoro con generi di conforto all’atto dello sbarco.
IL PRIMO SOCCORSO
Al momento dell’attracco si sono attuate tutte le operazioni preliminari di screening sanitario a bordo, da parte del personale medico Usmaf autorizzato a salire sull’imbarcazione, all’esito del quale i migranti sono stati fatti sbarcare, dando priorità a infermi, donne in stato di gravidanza e minori, e accolti in una prima area di accesso adibita all’assegnazione di un braccialetto di riconoscimento e a una primo foto segnalamento. Successivamente i migranti sono stati condotti nell’area del porto allestita dalla Croce rossa italiana e dalla locale protezione civile, dove sono stati sottoposti ad ulteriori e più approfonditi controlli da parte di sanitari della Asl Lanciano-Vasto-Chieti, del 118, e assistiti da psicologi, assistenti sociali e mediatori culturali, per poi essere trasferiti nell’area prospicente, anch’essa riscaldata, dedicata alle primissime procedure di identificazione. «Possiamo ritenerci soddisfatti anche questa volta», ha commentato il viceprefetto Braga, «la macchina dei soccorsi adeguata all’ingente numero di persone in arrivo ha funzionato senza particolari criticità, un lavoro sinergico andato a buon fine grazie al coordinamento di tutte le forze in campo».
I NUMERI DELLA DISPERAZIONE
Tra i migranti arrivati ad Ortona 26 donne, tra le quali tre incinte, 74 uomini, 52 minori non accompagnati, e 9 minori accompagnati, di varie nazionalità, in maggioranza etiopi, ivoriani e originari della Guinea Conakry, ma vi sono anche somali, nigeriani, sudanesi, camerunensi, oltre a migranti provenienti dal Chad, dalla Liberia, dal Mali, Gambia, Burkina Faso ed Eritrea. «Rispetto a quanto sarebbe servito per raggiungere porti più vicini, arrivare ad Ortona ha implicato due giorni ulteriori di navigazione rispetto a un porto siciliano. Questo vuol dire che la Life Support sarebbe potuta essere già in viaggio verso acque internazionali per salvare altre vite umane», commenta Emanuele Nannini, capo della missione Life Support, «per raggiungere il porto abbiamo affrontato condizioni meteo marittime avverse: nella scorsa notte le onde erano di quattro metri e le condizioni sono state difficili sia per l’equipaggio che per i naufraghi a bordo che hanno sofferto molto, mentre la legge internazionale prevede che sarebbero dovuti essere portati in un luogo sicuro il prima possibile».
NAUFRAGHI
IN BUONE CONDIZIONI
Presenti ad Ortona, anche volontari di Emergency, in particolare il responsabile sanitario per i soccorsi in mare, Roberto Maccaroni, ha confermato che «la situazione dei naufraghi a bordo non ha destato particolari problemi. Non abbiamo avuto emergenze all'atto del recupero, ma in molti casi per il fatto che sono stati mai più di 24 ore in mare, erano disidratati, debilitati e si reggevano a malapena in piedi. Durante la navigazione hanno accusato dolori addominali, febbri o malattie cutanee. Tanti bambini a bordo non accompagnati, decine, in questo caso anche bimbi piccoli, e questo dà la cifra della disperazione di queste persone che mettono i loro figli sulle barche purché se ne vadano da quei paesi».
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