«Ospedale a pezzi» Si attendono i lavori di ristrutturazione

6 Giugno 2020

Denuncia di Pettinari (M5S): stato di abbandono evidente Ma per i vertici regionali l’iter sarà avviato entro 45 giorni 

PENNE. Intonaco del soffitto lacerato e infiltrazioni d’acqua sui muri del quarto piano del vecchio padiglione dell’ospedale di Penne. Lì dove si trova il corridoio che conduce alla sala operatoria. Il San Massimo presenta crepe e deficienze strutturali, segnali allarmanti sulla necessità di una ristrutturazione urgente. A testimoniare lo stato di abbandono dell’ospedale vestino, e la necessità che s’intervenga al più presto, è il vicepresidente del consiglio regionale abruzzese Domenico Pettinari. «Non è la prima volta che visito l’ospedale di Penne. Il quarto piano day surgery, dal lato d’ingresso della sala operatoria, è la testimonianza dello stato d’abbandono di un presidio sanitario indispensabile all’intero territorio», attacca Pettinari, che nei giorni scorsi ha chiesto ai vertici di Asl e Regione una copia degli atti e di tutta la documentazione del “Progetto di ristrutturazione e di riqualificazione del presidio ospedaliero San Massimo di Penne”.
Nell’ultimo incontro con l’amministrazione del sindaco Mario Semproni i vertici di Asl e Regione hanno assicurato sulla celerità d’avvio dei lavori. In particolare, il direttore generale prevenzione sanitaria nazionale, Claudio D’Amario, ha spiegato come la ristrutturazione possa seguire un iter più celere anche in considerazione del fatto che il progetto (costato circa 500mila euro) ci sia già da tempo, addirittura dal 2013.
Oggi l’ospedale di Penne è costituito da tre edifici principali: il blocco A, destinato ai servizi al pubblico (Cup e Urp) e agli uffici tecnici e di direzione sanitaria, che da qualche tempo è stato oggetto di una lunga ristrutturazione; il blocco B, all’interno del quale sono presenti tutti i servizi medici e ospedalieri che necessitano di una redistribuzione funzionale per migliorare i collegamenti tra i vari reparti di degenza e le funzioni di diagnosi e cura; infine il blocco D, quello che accoglie i servizi come cucina e mensa e parte di quelli sanitari come la dialisi e le degenze di medicina.
La ristrutturazione da 12 milioni, derivanti non dall’articolo 20 della finanziaria dell’88, ma dalla legge 205 del 2017, consisterà dunque in un ampliamento del pronto soccorso e della Cardiologia di intervento, nella realizzazione di strutture nuove per l’alloggiamento Uta, nell’ampliamento della Terapia intensiva, in interventi per la messa a norma antisismica e antincendio, e nella dotazione di gas medicali ai reparti di degenza. I tempi sono quelli annunciati nei giorni scorsi dal presidente della Regione Marco Marsilio e dall’assessoRe regionale alla sanità Nicoletta Verì in visita a Penne: 45 giorni. Tanto ci vorrebbe per riavviare l’iter burocratico in vista dei lavori previsti già dal vecchio progetto.
«Io non mi fido più di questo governo regionale», afferma Pettinari, «sono molto pessimista per il fatto che alcune delle eccellenze del presidio sanitario vestino non vengano sostenute a dovere. Penso alla Gastroenterologia e all’Ortopedia, che hanno bisogno urgenti di medici, e che in questi anni hanno fatto numeri importanti. Adesso c’è da capire come sarà effettuato l’iter di ristrutturazione e come saranno riattivati i reparti di Gastroenterologia e di Ginecolgia del San Massimo dopo l’emergenza coronavirus. Sarà fondamentale elevare la gastroenterologia a Uosd, garantendo all’ospedale un’autonomia giuridica, una pianta organica con personale dedicato in via esclusiva e un direttore sanitario che ne guidi il funzionamento del presidio. Solo così», conclude Pettinari, «si darà un segnale importate e positivo per l'ospedale di Penne».
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