Ospedali Covid: 553 posti letto Post-emergenza con 4 strutture

16 Aprile 2020

Ne nascerà una per ogni provincia, previsti percorsi separati per pazienti e dipendenti

PESCARA. Quattro ospedali solo Covid per complessivi 553 posti letto. Sono stati individuati dalla Regione Abruzzo per avviare la fase 2 dell’emergenza sanitaria, come auspicato da Claudio D’Amario, l’abruzzese direttore generale della prevenzione sanitaria del ministero della Salute, tra i sette saggi del Comitato tecnico scientifico nazionale per l’emergenza coronavirus, in una recente intervista al Centro («l’idea di creare strutture separate ci permetterà di andare avanti verso una corretta gestione del virus», le parole dell’esperto). E le strutture separate ci sono, come nel caso di Atessa o Atri, o stanno prendendo forma, all’Aquila e Pescara.
QUALE OBIETTIVO? Lo illustra l’assessore regionale alla Salute, Nicoletta Verì: «La rete di presidi ospedalieri dedicati al Covid che si sta delineando nella nostra regione, ci consente di iniziare a programmare un piano per la riapertura di tutti i servizi sanitari, ripristinando l’assistenza che eravamo stati costretti a rimodulare per far fronte all’emergenza Covid». Nella fase di ripartenza, quando per esempio torneranno a funzionare ambulatori e pronto soccorso, si andrà verso una gestione separata tra i pazienti e personale.
«PUNTO DI SVOLTA». Aggiunge la Verì: «Poter disporre di strutture esclusivamente dedicate ai pazienti Covid rappresenta davvero un punto di svolta e va nella direzione di quanto previsto dal piano di emergenza regionale, che indicava proprio questo percorso per una gestione della pandemia che garantisse la presa in carico e la cura dei pazienti contagiati dal virus e, allo stesso tempo, la prosecuzione di tutte le attività ordinarie in assoluta sicurezza».
AREE INTERNE. Ogni Asl ha individuato una struttura da allestire o riconvertire. Nel caso dell’Aquila, per le aree interne, 120 posti verranno ricavati all’ospedale San Salvatore, in quello che viene chiamato Delta 7 medico, con un investimento che attualmente è di un milione e 600mila euro. «Gli interventi sono a buon punto», aggiunge la Verì, «e in un secondo momento si procederà anche a potenziare una serie di servizi collaterali». Quali? Nell’elenco figura il laboratorio analisi, così da disporre di «un presidio efficiente e completamente attrezzato, distinto e isolato dal resto dei reparti, sui quali però potrà contare, con precisi protocolli di sicurezza, per far fronte a esigenze sanitarie particolari che dovessero verificarsi».
PROVINCIA DI CHIETI. La Asl Lanciano-Vasto-Chieti ha individuato come presidio Covid il San Camillo di Atessa. Nella struttura sono già stati attivati 48 posti letto (su un totale previsto di 140) e sono iniziati i ricoveri dei primi pazienti, trasferiti da altri ospedali della provincia. Ad Atessa, al momento, vengono presi in carico pazienti con quadro clinico a bassa e media intensità, in collaborazione con le unità operative di malattie infettive di Chieti e Vasto. L’investimento per l’adeguamento è di 1 milione e 500mila euro, in parte finanziato da una cordata di imprenditori locali.
L’EX IVAP A PESCARA. A Pescara, provincia che fa registrare il più alto numero di pazienti positivi in Abruzzo, la Regione ha scelto di puntare sullo stabile ex Ivap di via Rigopiano (oggi l’apertura delle buste per i lavori, vedere l’altro servizio in pagina). Saranno riconvertiti 4 piani dell’edificio (inutilizzato da diversi anni), in cui verranno ricavati 214 letti, di cui 40 di terapia intensiva. L’investimento complessivo è di circa 11 milioni, di cui 7 finanziati dalla Protezione civile nazionale, 3 dalla Banca d’Italia, mentre il resto sarà a carico dell’Asl. La nuova ala Covid, che è adiacente al Santo Spirito, sarà distinta e isolata dagli altri padiglioni dell’ospedale cittadino, come nel caso dell’Aquila, ma potrà sfruttarne competenze e tecnologie in caso di necessità.
COSÌ NEL TERAMANO. La Asl di Teramo, infine, ha riconvertito in tempi record il presidio ospedaliero di Atri, che ormai da diverse settimane già accoglie i pazienti Covid, aumentando la dotazione di posti letto in terapia intensiva e aprendo anche alla sperimentazione di nuovi farmaci e terapie. Al San Liberatore sono attivi 79 posti letto, di cui 8 in rianimazione. A questi si aggiungono quelli attivati nel terzo lotto (ex Sanatorio) del Mazzini di Teramo: 37 in totale, di cui 17 di rianimazione. La Asl, per le opere di messa in sicurezza (creazione soprattutto di percorsi dedicati) e trasferimento, ha investito circa 500mila euro.
«PRONTI A OGNI SCENARIO». Conclude la Verì: «Dobbiamo essere pronti ad affrontare qualunque scenario, anche il peggiore, che speriamo non si prospetti mai, in totale sicurezza ed efficienza. In queste settimane di crisi sanitaria, il nostro sistema regionale ha dimostrato invece di essere in grado di far fronte a situazioni imprevedibili e di forte stress su strutture e operatori».
LA POLEMICA. Viene sollevata dalla deputata Stefania Pezzopane, dal consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci e da altri esponenti Pd in una lettera aperta al presidente Marco Marsilio. «Ci sfugge il quadro strategico entro cui si colloca questa impegnativa scelta dell’ospedale Covid a Pescara. Vogliamo sapere che previsioni ci sono sul contagio in Abruzzo e sui ricoveri. La fase 2 non può essere affrontata con approssimazione». La replica è del consigliere Mario Quaglieri, presidente della Commissione sanità in Regione: «Sfido chiunque ad avere certezza di quale sarà il futuro. Il Pd conferma l’incapacità di fare proposte costruttive. La fortuna degli abruzzesi è che sia da un anno all’opposizione».
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