Ospedali: il verbale dei ministeri con i punti da riscrivere da capo

9 Giugno 2022

Via neonatologia da Sulmona e il Centro traumi dall’Aquila. Pescara sarà il Dea di II livello 

PESCARA. Sette versioni in sette anni. Ma neanche l’ultima convince il Tavolo di monitoraggio per l’attuazione del Dm 70, meglio conosciuto come “Decreto Lorenzin”, datato 2015.
La Regione Abruzzo deve così rivedere e correggere il proprio piano di riordino della rete ospedaliera d’Abruzzo, declassando o promuovendo presidi sanitari, così come si legge in un verbale di cui il Centro è venuto in possesso.
È un documento importante per il futuro della sanità della nostra regione, scritto da svariati rappresentanti dei ministeri dell’Economia e Finanza, della Salute e dell’Agenzia sanitaria nazionale (Agenas), che hanno svolto l’istruttoria.
In estrema sintesi, il piano che ridisegna la mappa degli ospedali abruzzesi, così come era stato proposto dalla Regione, non va assolutamente bene perché non prevede alcun Dea di II livello, cioè presidi di grandi dimensioni dotati di tutte le strutture previste per gli ospedali di I livello, nonché di strutture che attengono alle discipline più complesse.
«La documentazione trasmessa non ha consentito di completare l’istruttoria volta alla complessiva valutazione della riorganizzazione della rete ospedaliera. Si rinvia ad una successiva valutazione a seguito della trasmissione di una nuova documentazione da parte della regione Abruzzo che contemperi l’individuazione di almeno un Dea di II livello». Così si legge nell’ultima pagina del parere scritto dal Tavolo di monitoraggio dove però troviamo elencate molte altre correzioni da fare al più presto. Ma quella riferita alla individuazione di un “super presidio sanitario” tra i quattro dei rispettivi capoluoghi di provincia abruzzesi, appare come l’ostacolo più complesso da superare da parte della Regione che aveva basato il piano di riordino della rete ospedaliera su una ripartizione molto equa, senza presìdi di serie A e di serie B.
Lo schema messo a punto a fine dicembre del 2021 dall’assessorato alla Sanità e dall’Asr (Agenzia sanitaria regionale) infatti prevedeva 8 Dea di I livello di cui 4 (Pescara, Chieti, L’Aquila e Teramo) con la presenza di quasi la totalità delle alte specialità. Una soluzione, per certi aspetti, rivoluzionaria perché avrebbe innanzitutto acquietato qualunque rivendicazione campanilistica.
Invece i due ministeri e l’Agenas chiedono «il rispetto dei requisiti previsti per i presidi ospedalieri sede di Dea di II livello». Che, così come ora stanno le cose, verrebbe individuato nell’ospedale “Spirito Santo” di Pescara e, al massimo, anche al “San Salvatore” dell’Aquila, visto che il Decreto Lorenzin ha previsto un bacino di utenza «tra 600mila e 1,2 milioni di abitanti per avere le funzioni di più alta qualificazione ospedaliera».
Ma ci sono anche altri punti sui quali la Regione sta fornendo chiarimenti oppure sta già applicando correzioni. Tra i principali, oltre che maggiormente discussi negli ultimi anni, riappare il braccio di ferro sul punto nascite dell’ospedale di Sulmona che, secondo il Tavolo di Monitoraggio del Dm 70, «risulta sub standard. La Regione Abruzzo», si legge inoltre nel verbale, «ha richiesto due pareri di deroga esitati entrambi in parere negativo». E con quest’ultimo arriviamo al terzo no, forse senza prova d’appello.
Un’ulteriore contestazione si riferisce alla “articolazione della rete per il trauma” per la quale il piano regionale identifica due Cts (Centri traumi ad alta specializzazione) all’Aquila e Pescara. «Ma», si sottolinea nel verbale, «lo standard ne prevede solo uno ogni due milioni di abitanti». Anche in questo caso potrebbe essere favorito il presidio pescarese a discapito del capoluogo di Regione.
Passiamo quindi ai centri abruzzesi per gli interventi sul tumore al seno: «Soltanto due strutture, Ortona e L’Aquila, risultano in linea con i parametri del Dm 70», scrivono i ministeri e l’Agenas che quindi chiedono alla Regione «di indicare le strategie di riduzione della frammentarietà, con particolare riguardo alla rete senologica».
Ce n’è anche per l’organizzazione delle Centrali operative del 118 che vanno ridotte da 4 (L’Aquila, Chieti, Pescara e Teramo) a 2 ma, secondo il Tavolo di Monitoraggio, la Regione non avrebbe inviato “il cronoprogramma di riduzione”.
Così come vengono chiesti chiarimenti sui posti letto negli ospedali di zone disagiate, di Castel di Sangro e Atessa, che per i ministeri e l’Agenas sarebbero «afferenti a discipline non previste in questo livello della rete ospedaliera».
Oppure e infine, per ciò che riguarda l’articolazione della rete per l’ictus, il tavolo interministeriale chiede alla Regione di conoscere il motivo per il quale «tra i volumi di attività del presidio San Salvatore dell’Aquila (utili per la valorizzazione di quest’ultimo, ndr) sono stati compresi anche quelli effettuati nell’ospedale di Avezzano». Ma potremmo anche dire che queste ultime contestazioni sono da considerarsi veniali. L’ostacolo vero resta la mancanza di un Dea di II livello che, se creato, stravolgerebbe di sana pianta il piano di riordino della rete ospedaliera, così come questa giunta regionale lo ha concepito.