Ospedali, l’opposizione attacca il Piano

Per Paolucci e gli altri cinque consiglieri del centrosinistra la nuova legge «ha un fine solo elettorale»
L’AQUILA. «Dopo cinque anni la programmazione e l’edilizia sanitaria sono ancora sulla carta. Intanto in Abruzzo crescono le liste di attesa e i deficit delle Asl hanno ormai superato i 170 milioni di euro, come rileva anche la Corte dei Conti. L’unico primato tangibile è aver riportato la sanità regionale indietro di dieci anni». Così sostengono i gruppi Pd, Legnini Presidente e Abruzzo in Comune il giorno dopo l’approvazione in Consiglio regionale della nuova rete ospedaliera che per Silvio Paolucci, Dino Pepe, Antonio Blasioli, Pierpaolo Pietrucci, Americo Di Benedetto e Sandro Mariani è «un momento storico sprecato».
LO STATO ATTUALE.
L’analisi dell’opposizione, che definisce la nuova legge solo un mezzo «per procedere in campagna elettorale», parte dalla situazione attuale: «Cinque anni di totale immobilità», affermano, «che hanno visto scendere qualità e quantità delle prestazioni della sanità abruzzese».
Questi gli esempio elencati da Pd e civici: a Ortona, nel 2018, si erogavano 5.204 prestazioni ma nel 2022 siamo a 2.826, il 50 per cento in meno; a Castel di Sangro si passa da 1.512 a 843, il 44% in meno; al Renzetti di Lanciano si va dalle 9.051 prestazioni del 2022 alle 6.287 di oggi; Sulmona, sulla carta ospedale di I livello, passa dalle 5.379 alle 3.581 attuali; Vasto da 10.103 a 7.425; Atri da 6.200 a 5.200; Avezzano da 14.188 a 11.173; Giulianova da 4.136 a 3.850; e infine L’Aquila da 20.819 a 16.900.
«La causa», dice l’opposizione, «non può essere il Covid, che ha colpito tutte le regioni, perché l’Abruzzo, nel 2020 e 2021, ha visto incrementare il saldo della mobilità passiva». E arriviamo al Piano di riordino che innanzitutto non risolve l’enigma dei Dea, cioè dei dipartimenti di emergenza urgenza e accettazione.
LA MOSSA ELETTORALE.
La Regione, in virtù di una deroga di tre anni concessa dal Tavolo di Monitoraggio, ha per ora individuato 4 ospedali principali (L’Aquila, Pescara, Chieti e Termo) ciascuno con alcune funzioni di Dea di II livello. Ma la norma (il Dm 70 Lorenzin) impone comunque alla Regione di scegliere, entro il 2026, due Dea di II livello. «Invece il centrodestra dichiara nell’ordine del giorno che accompagna la legge di riordino che la Regione non potrà attenersi alla Lorenzin tant’è che, già da ora, impegna il presidente Marco Marsilio a chiedere al governo di modificare quel decreto». Nello stesso ordine del giorno, inoltre, consiglieri di maggioranza e assessori della giunta di centrodestra, invocano molte altre modifiche da apportare al Piano appena approvato e portato ieri al ministero. In totale sono 13 punti da correggere e che riguardano la sanità marsicana e gli ospedali dell’Aquila, Pescara, Chieti e Teramo.
«È una rete che parte già senza futuro», concludono i sei consiglieri regionali di opposizione, «perché il ministero, nel suo verbale, non prevede modifiche al Decreto Lorenzin, chiede di garantire le tappe dei Dea di II livello e di accelerare la tempistica per accedere alle risorse per la costruzione di nuove strutture ospedaliere. Ma la Regione decide di percorrere una strada diversa. E per scopi elettorali illude i territori facendo credere che sia possibile spazzare via una norma dello Stato con un semplice ordine del giorno».(l.c.)
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