Ottant’anni fa nasceva la leggenda dei patrioti della Brigata Maiella

5 Dicembre 2023

Costituita il 5 dicembre 1943: all’inizio 15 volontari, diventarono 1.400 Unica formazione decorata con la Medaglia d’oro al valor militare 

All’inizio i volontari erano 15, alla fine quasi 1.400. Anche chi sa poco o nulla del periodo della Resistenza in Abruzzo e in Italia (settembre 1943-aprile 1945) ha sicuramente sentito parlare del “Corpo volontari della Maiella” poi denominato “Banda (o Brigata) Patrioti della Maiella”. La “Brigata”, che si era costituita a Casoli (Chieti) il 5 dicembre 1943, a partire dall’estate del 1944 lasciò l’Abruzzo, risalì l’Italia combattendo e dando la caccia ai tedeschi fino a liberare Bologna nell’aprile del 1945. Negli scontri in cui fu coinvolta perse 54 uomini, 131 furono i feriti, di cui 36 mutilati. Nel novembre del 1963 le fu riconosciuta la Medaglia d’oro al valor militare. Le vicende della Brigata Maiella sono state raccontate da testimoni e storici. Oggi c’è una Fondazione che ne coltiva la memoria e ne perpetua le gesta eroiche. Tutto iniziò esattamente 80 anni fa, il 5 dicembre del 1943, quando, come si legge nel sito della Fondazione «l’avvocato Ettore Troilo, antifascista di lungo corso, fu tra i primissimi a comprendere la necessità di reagire all’occupazione tedesca».
LA GUERRA IN ABRUZZO
Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e la liberazione di Mussolini il 12 settembre dalla “prigione” di Campo Imperatore, i tedeschi occuparono paesi e città d’Abruzzo. La nostra regione fu attraversata dalla linea Gustav che doveva servire a porre un argine all’avanzata degli anglo-americani. Sin da quel mese di settembre la ferocia nazista si era dispiegata con stragi e violenze sui civili, ferocia che ebbe l’apice, a fine novembre 1943, con l’eccidio di Pietransieri, il borgo dove passava la linea Gustav. La situazione della popolazione era diventata insostenibile e ci fu chi pensò che era giunto il momento di dire basta. Ettore Troilo (che ebbe come vicecomandante Domenico Troilo), si sottolinea ancora sul sito della Fondazione «sin dal dicembre del 1943 si prodigò per superare le diffidenze del comando alleato di stanza a Casoli, riuscendo, non senza difficoltà, a far accettare un plotone di volontari italiani che coadiuvasse gli inglesi nelle operazioni di pattugliamento e di sostegno ai civili».
COSA ERA
Ma che cosa era in realtà la Brigata Maiella? Su questo si è discusso molto: erano militari, partigiani, patrioti? In un recente libro, lo storico Marco Patricelli ha chiarito la questione sostenendo che i membri della Brigata Maiella non giurarono fedeltà al Re e sulle loro uniformi c’era solo un nastrino tricolore. Avevano tesserino militare italiano ma non prendevano ordini dal Regio Esercito; indossavano una uniforme britannica, ma sulla manica avevano lo stemma di reparto (la Majella imbiancata); non facevano parte del Corpo volontari della libertà e non avevano riferimenti politici.
GLI ALLEATI
La Brigata fu riconosciuta e accettata dagli alleati «in base a due presupposti: la subordinazione militare al comando inglese e l’apartiticità». Le operazioni iniziali puntavano a rompere i collegamenti dei tedeschi con le loro retrovie per cercare di creare varchi dove gli alleati avrebbero potuto proseguire la strada verso Roma. Per tutto il corso dell’inverno e della primavera la Brigata Maiella fu protagonista di molti scontri «contribuendo in modo determinante alla liberazione definitiva dell’Abruzzo. Il 9 giugno del 1944 arrivò nella Valle Peligna. Sulmona fu liberata il 13 giugno».
MEDAGLIA D’ORO
Nelle motivazioni con cui nel 1963 fu concessa alla Brigata Maiella la “Medaglia d’oro al valor militare” si ripercorre in sintesi la sua epopea: «In 15 mesi di asperrima lotta sostenuta contro l’invasore tedesco con penuria di ogni mezzo ma con magnifica esuberanza di entusiasmo e di fede, sorretti soltanto da uno sconfinato amore di Patria, i Patrioti della Maiella, volontari della Libertà, affrontando sempre soverchianti forze nemiche, hanno scritto per la storia della risorgente Italia una pagina di superbo eroismo. Esempio a tutti di alto spirito di sacrificio essi, manipolo di valorosi, nulla chiedendo se non il privilegio del combattimento, hanno dato per primi largo e generoso contributo di sangue per il riscatto dell’onore e della libertà d’Italia. Da Civitella a Selva, a Pizzoferrato, a Lama, e poi, superata la Maiella madre, da cingoli a Poggio San Marcello, da Montecarotto a Pesaro e poi ancora, instancabilmente, da Monte Castellaccio, a Brisighella, a Monte Mauro, a Monte della Volpe, al Senio e, tra le primissime truppe liberatrici, all’alba del 21 aprile a Bologna, il primo maggio 1945 ad Asiago, dal 5 dicembre 1943 al primo maggio 1945, di battaglia in battaglia, essi furono sempre e ovunque primi in ogni prova di audacia e di ardimento. Lungo tutto il cammino una scia luminosa di abnegazione e di valore ripete e riafferma le gesta più epiche e gloriose della tradizione del volontarismo italiano».
MATTARELLA
Il 25 aprile del 2018 il presidente della Repubblica Sergio Mattarella fece visita a Casoli e disse: «La nascita del movimento della Resistenza, che mosse i primi passi in Abruzzo, segna il vero spartiacque della nostra storia nazionale. Chiuse la fase della dittatura e portò l’Italia all’approdo della libertà, della democrazia e della Costituzione. La vita democratica, dopo il cupo ventennio fascista, ha le sue radici nella lotta di liberazione. Tra queste montagne, alte e innevate, sulle pendici del Gran Sasso, nelle valli della Majella, tra i paesi e i borghi d’alta quota, nacquero spontaneamente nuclei del movimento di Resistenza al nazifascismo. I primi in Italia. Vennero poi le gesta della Brigata Maiella che ci conducono qui oggi a ricordare per tutta Italia la liberazione del 25 aprile». Mattarella non dimenticò «Ettore e Domenico Troilo, straordinarie figure da ricordare sempre».