Palazzi e negozi, ecco l’affare dietro lo scambio caserma-ateneo

15 Agosto 2024

Edifici residenziali e commerciali nell’area da 20mila metri quadrati lungo via Lago di Campotosto Ma sul terreno ancora contaminato pende l’obbligo della bonifica: trovati anche rifiuti sotterrati

PESCARA. Palazzi e negozi affacciati sul verde, parcheggi ceduti al Comune, una piazza con percorsi pedonali. E anche la caserma dei vigili del fuoco. È questo il piano del Comune per un’area da oltre 20mila metri quadrati lungo via Lago di Campotosto, nel quartiere San Donato. «Il progetto edilizio che si intende attuare nell’area», dice una relazione presentata dalla società Vega srl, proprietaria del terreno da quattro anni, «prevede la realizzazione di 5 edifici ad uso commerciale e residenziale e la contestuale realizzazione di parcheggi e aree verdi a servizio del complesso residenziale di nuova realizzazione».
piano in 10 anni Dietro lo “scambio” caserma dei vigili del fuoco-ateneo d’Annunzio, c’è anche un’operazione immobiliare che potrebbe cambiare faccia a due zone di Pescara: viale Pindaro, con l’università che potrebbe allargarsi nella caserma Berardinucci una volta ristrutturata, e via Lago di Campotosto, in cui su un terreno oggi contaminato da sostanze tossiche potrebbero arrivare appartamenti, negozi e anche la sede dei vigili del fuoco. Un progetto dalla prospettiva decennale che l’amministrazione Masci vuole portare avanti con decisione: il piano illustrato martedì scorso al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi potrebbe subire un’accelerazione tra un mese, un mese e mezzo con la firma di un primo accordo.
INTERESSI PRIVATI Se l’obiettivo del pubblico – Comune, ateneo e ministero dell’Interno – è riqualificare la città, aumentare gli spazi per gli studenti e mettere in sicurezza la caserma in attesa di lavori da decenni, dietro l’operazione ci sono anche gli interessi del privato che punta su una zona in espansione. «Nel 2020», spiega la relazione di revisione dell’analisi di rischio depositata in Comune, «la società Vega ha acquistato il sito con l’intento di riqualificarlo mediante la realizzazione, su una quota parte corrispondente a 10.278 metri quadrati (superficie fondiaria), di edifici ad uso residenziale. La restante parte del sito, avente estensione pari a 10.279 metri quadrati, sarà invece ceduta per la realizzazione del verde pubblico e dei parcheggi pubblici del Comune di Pescara».
DUE COMPARTI Il documento di 132 pagine spiega come saranno realizzati gli edifici sul terreno diviso in due aree: «Il sub-comparto A oggetto di attuazione, ospiterà 3 palazzine residenziali e commerciali, un’area a parcheggio che conterrà 65 posti auto, mentre la superficie rimanente ospiterà aree a verde pubblico. I posti auto saranno pavimentati con blocchi di tipo betonella ed erborella. Il sub comparto B ospiterà anch’esso edifici residenziali/commerciali ed aree a verde pubblico di quartiere e piazze ed i due sub-comparti saranno connessi da un percorso pedonale lastricato». Nell’ultima conferenza dei servizi, è spuntata l’ipotesi caserma: «Sull’area che dovrebbe essere ceduta al Comune e su quella limitrofa, esterna al sito oggetto del procedimento ambientale ed appartenente al Piano particolareggiato Pp7, previo accordo tra l’amministrazione comunale e il ministero dell’Interno», recita il verbale, «potrebbe essere realizzata la nuova caserma dei vigili del fuoco».
BONIFICA OBBLIGATORIA Ma sul sito ex Abbondanzia, in passato “deposito di rottami a cielo aperto”, pende l’obbligo della bonifica e non da oggi: l’elenco degli inquinanti citati sui documenti ufficiali comprende solfati, manganese, boro, arsenico e nichel, mercurio e cloruro di vinile. E poi «è stata accertata la presenza di rifiuti interrati», dice la relazione, «tali materiali rappresentano una sorgente primaria di contaminazione e pertanto se ne rende necessaria la completa rimozione».
INQUINANTI DA 14 ANNI Nel 2010, il sito di via Lago di Campotosto fu al centro di un’inchiesta dei carabinieri forestali per inquinamento ambientale: dopo il sequestro, i proprietari di allora eseguirono un primo intervento di bonifica che quantificarono in 700mila euro. Nel 2015, l’Arta chiese ai proprietari un’altra bonifica dall’importo stimato tra 8,7 e 12,6 milioni. Interventi «spropositati ed economicamente insostenibili», la risposta dei proprietari dell’epoca. Nel 2021, un’altra presa di posizione dell’Arta con la richiesta di «misure di prevenzione per le acque di falda».