Palazzo a fuoco, gli inquilini restano fuori

Avviati gli accertamenti sanitari sul proprietario dell’appartamento distrutto. E scoppia la polemica: era stato denunciato
MONTESILVANO. Restano fuori casa le famiglie che vivono in via Adige 44, dopo l’incendio di venerdì pomeriggio che ha distrutto un appartamento al primo piano e creato danni agli altri. Sono una decina di nuclei familiari di cui quattro, dopo la presa in carico dell’Azienda speciale per i servizi sociali del Comune, sono alloggiate in hotel, da venerdì sera (tre all’hotel D’Atri e una al Piper), mentre le altre si sono sistemate in maniera autonoma. Non è ancora chiaro quando potranno rientrare a casa, perché vanno completati gli accertamenti e va messo in sicurezza lo stabile.
Intanto le polemiche sul rogo continuano perché si è sviluppato in casa di un uomo, affetto da disturbo bipolare, che più volte ha creato problemi dentro e fuori a quel palazzo: proprio per questo sono stati numerosi gli interventi della polizia municipale e dei carabinieri e per lui sono scattati degli accertamenti sanitari obbligatori, con il trasporto in ospedale. L’ultimo episodio pochissimi giorni fa, quando in quella casa si è sviluppato un principio di incendio ed è stato accompagnato al pronto soccorso, ma da lì si è allontanato.
Venerdì pomeriggio, mentre le fiamme divoravano l’appartamento in maniera paurosa minacciando anche il resto dello stabile, gli altri inquilini si sono riparati sui balconi e sono stati tratti in salvo dai vigili del fuoco, arrivati anche con l’autoscala. Intanto cominciavano le operazioni di spegnimento, finalizzate a salvaguardare gli altri appartamenti (l’edificio è di tre piani, con le mansarde). L’uomo è finito in ospedale e con lui anche due anziani intossicati, le cui condizioni non erano gravi. Poi, una volta spento tutto, nessuno è rientrato a casa.
«È la cronaca di qualcosa di brutto che sembrava annunciato», commenta il sindaco Ottavio De Martinis. «Noi abbiamo fatto tutto il possibile, con le nostre segnalazioni, perché era una situazione nota. E ci sentiamo vittime, come lo sono le famiglie. Andavano e vanno assunti provvedimenti definitivi».
Nella giornata di ieri, se non ci fosse stato il rogo, quei locali sarebbero stati puliti, come avviene ciclicamente, perché nell’appartamento c’è di tutto, comprese cataste di rifiuti, trattandosi di un accumulatore seriale. L’amministratore di sostegno, l’avvocato Giovanni Scudieri, aveva già dato disposizione, e l’allarme per l’incendio è stato lanciato proprio «dagli operai che venerdì erano andati a sistemare il furgone in via Adige» e, notando il fumo, hanno avvertito Scudieri.
«Le condizioni di questa persona si sono aggravate nell’ultimo anno», spiega il legale, «e sono stati interessati tutti gli enti», ha detto dopo aver raggiunto via Adige. «Ora è da accertare come sia partito l’incendio, considerato che in quella casa c’è di tutto, ovunque, comprese delle bombole». Conosce bene le condizioni di quest’uomo il consigliere comunale Giuseppe Manganiello il cui studio si trova proprio vicino all’edificio. «Ho cercato di aiutarlo più volte, magari comprandogli qualcosa da mangiare, offrendogli caffè e sigarette, che chiede a chiunque, anche in malo modo. E mi sono rivolto a carabinieri e vigili urbani in più occasioni, ottenendo un intervento immediato, quando andava tranquillizzato, considerato che ci sono state delle lamentele per i suoi modi di fare in strada», spesso irruenti e comunque anomali. Proprio in considerazione dei comportamenti di disturbo nel palazzo, dove era aggressivo, urinava negli spazi comuni e ha perfino allagato il suo appartamento, gli inquilini del palazzo si sono rivolti all’avvocato Patrizia Pennese che ha sporto querela. Ha anche sollecitato tutte le autorità competenti a salvaguardare la salubrità degli ambienti condominiali. La speranza, e l’aspettativa, di chi lo conosce è che venga collocato in una struttura adeguata ad assisterlo.

