Palazzo Asl, parla la difesa di D’Amario

15 Aprile 2022

L’ex manager nel processo per l’acquisto dell’immobile. L’avvocato: nessun accordo tra gli imputati

PESCARA. Sono iniziate ieri, in tribunale, le arringhe dei difensori nel processo in corso davanti al giudice Rossana Villani per il cosiddetto “palazzo d’oro” della Asl, che l’azienda acquistò nel 2014 per 2 milioni e 800 mila euro dall’imprenditore Ermanio Cetrullo che nel 2012 lo aveva pagato 900 mila euro, sovrastimando l’immobile di circa 740 mila euro. Hanno iniziato a parlare i difensori del principale imputato, il direttore generale della Asl, Claudio D'Amario, che condivide le accuse di turbata libertà degli incanti, turbata libertà nella scelta del contraente e truffa, con il rup Luigi Lauriola, il tecnico Asl, Vincenzo Lo Mele, e l’imprenditore Cetrullo. La pubblica accusa (sostenuta dal procuratore aggiunto Anna Rita Mantini e dal sostituto Luca Sciarretta), nella precedente udienza, aveva concluso la sua requisitoria chiedendo la condanna per tutti a 1 anno e 10 mesi di reclusione. Gli avvocati Dante Angiolelli e Tommaso Marchese, difensori di D'Amario (ieri unico imputato presente in aula), si sono alternati nella discussione, anche se Marchese dovrà concludere nel corso della prossima udienza fissata al 19 maggio. I due legali, che hanno anche presentato una articolata memoria difensiva ricostruendo i passaggi di quella compravendita, hanno evidenziato che l’acquisto di un immobile da parte della pubblica amministrazione non è un servizio per il quale possa concorrere qualsiasi operatore economico, in quanto la scelta di un immobile che doveva ospitare gli uffici amministrativi della Asl, doveva rispondere a specifiche caratteristiche, “contestando” anche le affermazioni della pubblica accusa in relazione ai «requisiti stringenti» imposti dalla Asl in quella che fu una indagine di mercato, peraltro prevista anche dal nuovo codice degli appalti, e comunque che aveva semmai la funzione di allargare la potenziale platea dei soggetti interessati ad avanzare offerte di vendita.
E nel chiedere l’assoluzione per D'Amario, per tutti e tre i reati contestati, l’avvocato Angiolelli, che ha concluso la sua arringa (mentre il collega Marchese dovrà terminare nella prossima udienza) ha sottolineato che non c'è mai stato nessuno accordo fra gli imputati, come aveva sostenuto l'accusa in requisitoria, quando aveva parlato di «una storia organizzata a tavolino e della quale tutti gli imputati ne erano consapevoli». Il 19 maggio, dopo le conclusioni dell’avvocato Marchese, la parola passerà ai difensori degli altri imputati e probabilmente il processo verrà rinviato per consentire all’accusa eventuali repliche prima della decisione. (m.cir.)
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